La storia di Anas, profugo siriano in Turchia che lotta per la sua libertà

Fuggito da Aleppo a causa della guerra, Anas si era rifugiato in Turchia dove ha assistito centinaia di famiglie di profughi. Ora è lui ad aver bisogno di aiuto per ottenere un visto che gli consenta di continuare al sicuro il suo lavoro umanitario

di Anna Moccia e Pietro Rossini

Anas Al Mustafa è un profugo siriano di 41 anni, che da oltre un anno vive nascosto in Turchia per paura che le autorità possano deportarlo nuovamente in Siria. Il suo grido di aiuto ci arriva da lontano, ma non per questo deve lasciarci indifferenti. Ripercorrere la sua storia vuol dire fare luce sui tanti casi di profughi costretti a tornare in Siria, nonostante sia un Paese ancora preda di violenze, firmando documenti di rimpatrio volontario, pratica considerata illegale dal diritto internazionale.

«Questo è il primo caso che portiamo al Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria delle Nazioni Unite», racconta nell’intervista video a Terra e Missione il suo avvocato Kurtuluş Baştimar. «Stiamo cercando di risolvere il suo caso attraverso l’uso delle leggi internazionali sui diritti umani».

Il caso di Anas. Intervista VIDEO all’avvocato Kurtuluş Baştimar

L’odissea di Anas ha inizio quando da Aleppo, una delle città teatro del terribile scontro tra ribelli e governo di Damasco, l’uomo fugge in Turchia dopo aver perso tutto a causa dello scoppio della guerra civile siriana. Trasferitosi nella città turca di Konya, comincia a lavorare nel settore umanitario per aiutare le famiglie siriane più svantaggiate.

«Tutte le attività che Anas stava portando avanti – continua il suo avvocato nell’intervista video – riguardano la difesa e il sostegno delle famiglie siriane in Turchia. Però ci sono state delle complicazioni legali perché Anas è stato arrestato e riportato in territorio siriano, una deportazione basata sull’accusa da parte del governo turno che il mio assistito costituisca un pericolo per la sicurezza nazionale».

La situazione legale

«In verità, non esiste un solo argomento a sostegno di questa tesi», ci dice ancora il suo legale, confermando di aver inviato una richiesta al gruppo di lavoro dell’ONU che si occupa delle detenzioni arbitrarie, su cui attende una decisione a breve.

Secondo Kurtuluş Baştimar “questa decisione mostrerà a tutti che le attività di Anas in Turchia non sono terroristiche e aiuterà a far comprendere che siamo davanti a una violazione dei diritti umani”. «Il governo turco sarà costretto a fornire delle risposte su quanto accaduto».

Anas nel frattempo ci chiede di fare di più, far conoscere la sua storia il più possibile per poter ottenere un visto che gli consenta di raggiungere l’Europa, dove poter vivere in sicurezza, e continuare ad aiutare tante famiglie che ancora oggi contano su di lui.

«Non voglio abbandonare le persone che contano su di me, credo nella giustizia. Chiedo un visto per poter continuare al sicuro il mio lavoro umanitario»

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