Oggi 24 marzo è la Giornata dei Missionari martiri: “Voce del Verbo”

I martiri di oggi sono più numerosi che nei primi secoli cristiani. Donne e uomini, impegnati nella difesa della Casa Comune, scelgono di non tacere, a costo della vita. La riflessione del missionario comboniano Antonio D’Agostino*

Il 24 marzo del 1980, Mons Oscar Romero, vescovo di San Salvador – capitale dello stato centroamericano di El Salvador – veniva assassinato ferocemente mentre celebrava l’eucaristia da gente fedele al regime dittatoriale del suo Paese.

Il ricordo del suo assassinio, ancora fortemente impresso nella memoria di tanti cristiani sparsi nel mondo, ispirò nel 1991 alcune persone legate a Missio Giovani nel proporre, alla Chiesa in Italia, una celebrazione annuale in memoria dei missionari martiri che lungo i secoli hanno donato la loro vita.

Siamo così arrivati alla XXX edizione di una giornata dedicata essenzialmente al digiuno e alla preghiera, che vuole essere come preludio al Venerdì Santo e alla domenica di Pasqua: dolore, sofferenza e morte, ma anche festa, letizia e gioia, consapevoli del fatto che nessuno può appropriarsi della vita di un’altra persona, perché essa è dono di Dio Padre, e appartiene solo a Lui.

Il tema scelto per quest’anno è Voce del Verbo; si vuole così sottolineare che l’annuncio di liberazione dei martiri di ogni epoca e latitudine è lo stesso annuncio realizzato da Gesù – il Dio fattosi uomo. Come Gesù, innalzato sulla croce, anche i martiri, nella loro debolezza, rimangono fedeli al progetto del Padre fino al dono della loro vita. Essi, con la loro testimonianza di vita, asseverano che il regno di Dio è tra noi e che un mondo nuovo è in atto, un mondo in cui non c’è posto per l’oppressione, la guerra e la fame, un mondo amato e accompagnato dal Signore.

I martiri hanno un nome, un volto e una provenienza; immersi in specifici contesti storico-sociali si oppongono con le ‘armi’ della nonviolenza ai tanti meccanismi perversi dell’ideologia, del fanatismo e di idolatrie violente che mietono vittime ogni giorno. Essi sono uomini e donne che, pur non definendosi cristiani, hanno di fatto lottato per la giustizia, per la pace e ultimamente anche per la salvaguardia del creato. Anche loro sono martiri del Regno del Padre, proprio come Gesù di Nazareth che si è opposto con la vita ad ogni forma di disuguaglianza tra gli esseri umani da lui considerati tutti fratelli e sorelle, figli e figlie dello stesso Dio che è Padre e Madre per tutti noi.

I nuovi martiri di oggi

Non si ferma la strage di ambientalisti in America Latina. Nel giro di 48 ore, tra il 5 e il 7 settembre 2019, sono stati uccisi due attivisti impegnati nella difesa della casa comune: il brasiliano Maxciel Pereira dos Santos, che lavorava per l’ente che protegge gli indigeni dell’Amazzonia ed era stato minacciato, e la guatemalteca Diana Isabel Hernández, che coordinava la pastorale del Creato della parrocchia di Nostra Signora di Guadalupe, nel dipartimento di Suchitepéquez in Guatemala.

Secondo il Global Witness, una ONG internazionale nata nel 1993 per fare luce sullo sfruttamento delle risorse naturali che incidono profondamente sulla vita della gente causando conflitti e impoverimento inaudito, più di 3 persone sono state uccise in tutto il mondo ogni settimana nel 2018. Ciò significa che almeno 164 cittadini comuni sono stati fatti fuori l’anno scorso per aver cercato con tutte le loro forze di difendere le loro terre, gli ecosistemi, le popolazioni indigene e preservare le risorse ambientali consumate da una agricoltura intensiva, dalle attività minerarie e dalle industrie inquinanti.

Tra i Paesi in cima alla terribile classifica stilata da Global Witness si trovano le Filippine, la Colombia, l’India e il Brasile dove sono stati registrati rispettivamente 30, 24, 23 e 20 omicidi in un solo anno, quello del 2018.

Uno dei più grandi massacri del 2018 è avvenuto nelle Filippine, dove uomini armati hanno sparato a nove contadini di canna da zucchero e hanno bruciato le tende sull’isola di Negros, ricercata dai turisti di tutto il mondo. Le vittime includevano tre donne e due adolescenti. Ciò significa che sotto l’attuale regime del presidente Rodrigo Duterte, la situazione non sta certamente migliorando: nel 2017 la sua amministrazione ha annunciato l’intenzione di assegnare 1,6 milioni di ettari di terra a piantagioni industriali, la maggior parte nell’isola di Mindanao.

In Guatemala l’attivista Luis Arturo Marroquin è stato ucciso a colpi di arma da fuoco nel maggio 2018 da due uomini non identificati. Luis era un membro di spicco di un’organizzazione di agricoltori autoctoni dedicata alla promozione dei diritti fondiari e dello sviluppo rurale. Joel Raymundo, del movimento guatemalteco di resistenza pacifica contro la costruzione di dighe idroelettriche in terre indigene, ha dichiarato a Global Witness: “Dicono che siamo terroristi, delinquenti, assassini e che abbiamo gruppi armati qui, ma in realtà ci stanno solo uccidendo”.

In Brasile una delegazione della Commissione interamericana per i diritti umani che si stava incontrando con i leader indigeni nello stato del Pará, secondo quanto riferito, è stata intimidita e minacciata da rappresentanti dell’industria della soia. Almeno otto difensori della terra e dell’ambiente coinvolti in controversie sulla terra e sull’agricoltura sono stati uccisi nel 2018 sempre nel solo stato del Pará. C’è da dire che il nuovo presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, ha emanato dei decreti allo scopo di cancellare le protezioni nei confronti della foresta amazzonica, e così permettere, più o meno tacitamente, la deforestazione dell’Amazzonia.

Continua così ad aumentare il disastro ambientale che sta occorrendo in quello che è considerato uno dei principali polmoni della terra. Secondo il Centro di ricerca spaziale brasiliano, gli incendi sono aumentati dell’83% rispetto al 2018; solo ad agosto 2019 sono stati registrati 227 incendi al giorno per un totale di 6.145. Lo stesso centro di ricerca afferma che ogni minuto che passa, sin dall’insediamento di Bolsonaro come presidente del Brasile, il mondo perde l’equivalente di un campo da calcio della foresta pluviale più grande del mondo, la quale rappresenta uno dei più solidi bastioni contro il riscaldamento globale.

Insomma, è proprio vero! Oggi, chi si fa promotore del bene comune, soprattutto riguardo alla difesa del creato, non può pensare di passarla liscia, per il semplice fatto che ha deciso di mettersi contro i grandi potentati di turno, i quali perseguono un altro obiettivo, quello dell’arricchimento a tutti i costi!

Dostoevskij aveva proprio ragione quando affermava che “fintanto che ciascun uomo non sarà diventato veramente fratello del suo prossimo, la fratellanza non avrà inizio”.

Padre Antonio D'Agostino, missionario comboniano

* P. Antonio D’Agostino è missionario comboniano, attualmente in Italia e impegnato nella Pastorale Giovanile a Padova. Come esperienze di missione all’estero, ha vissuto 10 anni in Africa, tra Uganda e Kenya, e 14 in Ecuador, dove ho anche conseguito la laurea in antropologia.

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