Il Buon Pastore e lo Shemà Israel. Commento al Vangelo della domenica

“In un mondo in cui ritornano i rumori dei carri armati e il lancio di missili che distruggono e mietono vittime, il Pastore Bello parla ancora al cuore di coloro che sanno ascoltarlo e li invia nel mondo per ricordare a tutti che siamo stati creati per amore e per amare, tutti e tutte protagonisti della missione”. Riflessione sul brano del Vangelo di domenica 8 maggio a cura di p. Antonio D’Agostino*, missionario Comboniano.

Commento al Vangelo (Gv 10,27-30)

In quel tempo Gesù disse loro: “Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola”.

Ascoltare, conoscere e seguire

Oggi celebriamo la festa del Pastore bello che chiama tutti noi a vivere in pienezza il dono della vita. Per questo la liturgia ci presenta un passo del Vangelo di Giovanni che, seppur breve, contiene alcuni aspetti di vitale importanza per la vita cristiana.

Anzitutto, sgomberiamo il campo da inutili critiche e circoscriviamo l’immagine simbolica delle pecore utilizzata da Gesù all’immaginario collettivo proprio del suo tempo. Concentriamoci invece su ciò che segue, e soprattutto su quei verbi che tipificano l’appartenenza a Gesù: ascoltare, conoscere e seguire.

Non c’è discepolato senza un ascolto profondo e sincero, così come non si può andare per le vie del mondo senza una meta. Noi non ci facciamo da soli, come la cultura tecno-scentifica vorrebbe farci credere, e secondo cui l’essere umano si concepisce come l’esperimento di se stesso; per cui non è in grado di sentire il bisogno di un interlocutore che lo chiama ad essere. Beata, invece, quella persona che sin da subito comprende di non essere artefice della sua vita e sa che le ragioni della sua esistenza sono da ricercare in una relazione feconda con un Tu che la abita. Proprio come recita il Neiye, un antico testo cinese: “Dentro il cuore un altro cuore racchiudi. Dentro il cuore un altro cuore è presente. Questo cuore dentro il cuore è pensiero che precede le parole”. Ecco allora quanto diventa essenziale l’ascolto, lo Shema, una delle parole che maggiormente risuonano in tutta la Bibbia e che sancisce l’atteggiamento fondamentale di chi desidera essere in armonia con il Signore della vita.

Quando entriamo in questa dinamica dello Shema sperimentiamo qualcosa di immensamente bello: c’è Qualcuno che ci conosce da sempre, che ci ama pazzamente e ci coinvolge in una storia d’amore filiale rivelandosi come Abba.

E l’amore, che costituisce il cuore stesso dell’esistenza, relativizza tutto il resto e ci mette nella condizione di donare la nostra vita senza riserve, vincendo ostacoli, dubbi e ripensamenti che all’occorrenza si presentano lungo il cammino. La nostra vita si riempie di gioia, quella stessa che trapela all’inizio del testo autobiografico di Sant’Agostino, “Le Confessioni”, in cui egli esclama “inquieto è il nostro cuore fino a quando non riposa in te”. È un’inquietudine esistenziale, una ricerca stimolata da Dio stesso affinché la creatura, scoprendo in sé l’immagine del suo Creatore, possa a Lui ricongiungersi e in Lui trovare il significato della sua vita, per poi vivere solo ed esclusivamente per Lui.

Ti seguirò Signore ovunque tu vorrai perché ho scoperto il tuo amore per me, che mi da gioia, forza e vigore, e so che nel fare la tua volontà è la mia gioia più grande! Ecco, Amore chiama amore e si fa sequela per le vie del mondo, facendosi carico del clamore dei più piccoli del mondo, tra cui oggi la più afflitta è senz’altro la madre terra, la Pachamama, che ormai fa sempre più fatica a custodirci e a nutrirci.

E allora, in un mondo in cui ritornano i rumori dei carri armati e il lancio di missili che distruggono e mietono vittime, il Pastore Bello parla ancora al cuore di coloro che sanno ascoltarlo e li invia nel mondo per ricordare a tutti che siamo stati creati per amore e per amare, tutti e tutte protagonisti della missione, custodi gli uni degli altri e della madre terra.

Riprendiamoci, quindi, ciò che ci fondamenta e ci dà un ethos che rende bella e gioiosa la nostra esistenza!

Padre Antonio D'Agostino, missionario comboniano

* P. Antonio D’Agostino è missionario comboniano, attualmente in Italia e impegnato nella Pastorale Giovanile a Padova. Come esperienze di missione all’estero, ha vissuto 10 anni in Africa, tra Uganda e Kenya, e 14 in Ecuador, dove ho anche conseguito la laurea in antropologia.

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