Charles de Foucauld: un seme gettato nel deserto

Nel giorno della canonizzazione di Charles de Foucauld, ripercorriamo insieme a Elena Conforto, missionaria di Maria-Saveriana, il carisma missionario e la spiritualità del nuovo Santo, testimone infaticabile della fratellanza universale.

Charles de Foucauld è come un seme gettato nel deserto: quello del Sahara o anche quei deserti esistenziali, tali per l’assenza di qualcosa o qualcuno che dia un senso alla vita. Charles, durante la sua esistenza, ha dato tutto se stesso perché questi deserti fiorissero. Egli ha portato frutto in vita e dopo la morte.

In vita nelle relazioni che ha curato con i suoi corrispondenti (circa cinquecento) e con i tuareg (nello studio della loro lingua, cultura e nello sforzo di far emergere la ricchezza di questo “piccolo resto di Israele”).

Dopo la morte, nella nascita di gruppi (religiosi, religiose, laici e sacerdoti) e di persone singole che, in ogni parte del mondo, in modo ordinario e, a volte, nascosto, continuano, ancora oggi a vivere secondo la spiritualità di fr. Charles: nell’imitazione della vita nascosta e feriale di Gesù a Nazareth, nell’adorazione eucaristica silenziosa, nell’ascolto fedele della Parola di Dio, nella prossimità ai più poveri, in uno spirito gratuito e universale.

Dio getta il seme nel deserto. Non lo getta solo sulla terra buona. Lo getta anche nel deserto, per dimostrare che i nostri deserti possono ad un certo punto fiorire e dare frutti buoni (cf. A. FRACCARO, 10-11 settembre 2016).

Sicuramente la vita di Charles de Foucauld è molto attuale, sia nella sua prima parte, vissuta in maniera non certo esemplare dal punto di vista cristiano (ma in questo è in buona compagnia di altri santi, come Agostino per esempio), sia dopo la conversione che lo trasformò in uno dei più grandi cercatori di Dio. Lui grande scopritore anche dal punto di vista geografico (tra la fine del 1887 e gli inizi del 1888, pubblica con grande successo, Itinerari in Marocco e Reconnaissance au Maroc), dedicò in pratica il resto dei suoi anni a esplorare l’immenso territorio del rapporto tra il Creatore e le creature.

Charles de Foucauld può essere indicato alla Chiesa di oggi come modello e “dottore di fraternità” per il suo amore ardente per Gesù e il Vangelo, da cui sgorga il suo slancio per l’umanità. Egli aveva la passione dell’annuncio, ma senza nessuna forma di proselitismo, nel dinamismo proprio dell’incarnazione (“se voglio annunciare il Vangelo devo imparare la lingua dell’altro”) e secondo lo stile del mistero della Visitazione. Inoltre, il sigillo di una morte violenta, pur senza il marchio dell’odio per la fede, è stata la conseguenza della scelta di vivere in mezzo alla gente, in modo appassionato e disarmato, fino a diventare vulnerabile.

La vita e la morte di Charles sono un nuovo parametro a cui riferirsi per essere testimoni fino al dono della vita per amore di Cristo e del Vangelo. E poi è peculiare il suo legame particolare col mondo dell’Islam, con il quale oggi è sempre più fondamentale confrontarsi: è una necessità che può diventare opportunità. Infine la sua scelta di vivere con i Tuareg, offrendo loro gratuitamente la sua amicizia sull’esempio di Gesù che amava tutti e in maniera speciale chi aveva più bisogno della sua presenza, è stata la scelta motivata dal desiderio di essere “fratello universale”.

A sua cugina Marie scriveva nel gennaio del 1902: “Voglio abituare tutti gli abitanti, cristiani, musulmani, ebrei e non credenti a guardarmi come loro fratello, il fratello universale… Cominciano a chiamare la mia casa “la fraternità” (la Khaoua, in arabo), e questo mi è caro”.

Per tale ragione papa Francesco l’ha indicato nell’enciclica Fratelli tutti come colui che raccoglie e attualizza l’eredità e il sogno di fraternità di Francesco d’Assisi. Francesco d’Assisi e Charles de Foucauld sono appunto figure significative di una Chiesa che si apre ed ha il respiro del Regno, rivolgendosi non solo ai cattolici, ma a tutti coloro che vogliono percorrere un cammino di comunione e di fraternità universale.

Elena-Conforto

Elena Conforto, mmx  @Elena_Conforto
Missionaria di Maria-Saveriana

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