Il ruolo delle donne nella lotta ai cambiamenti climatici. Intervista a Dalit Wolf Golan

L’impatto dei cambiamenti climatici sulla vita quotidiana di milioni di donne e il contributo di EcoPeace per promuovere la pace e la collaborazione intorno alle sfide ambientali condivise, in particolare sulla gestione delle risorse idriche. Intervista a Dalit Wolf Golan, vicedirettrice israeliana e direttrice dello sviluppo regionale dell’associazione “EcoPeace Middle East”.

di Anna Moccia

La disuguaglianza di genere, unita alla crisi climatica, è una delle maggiori sfide del nostro tempo. E la mancanza di risorse idriche adeguate rappresenta un fattore di forte instabilità che, insieme al deterioramento ambientale globale, ci chiama a rivedere le nostre politiche, a ripensare all’economia e allo sviluppo sociale in termini di sostenibilità. Abbiamo approfondito il tema con Dalit Wolf Golan, vicedirettrice di Eco Peace Middle East, che è stata tra le protagoniste del simposio internazionale “Pensare green insieme: una prospettiva femminile sul cambiamento climatico e la sostenibilità”, tenutosi a Roma il 17 maggio e organizzato dall’Ambasciata d’Israele presso la Santa Sede e dalla Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione «Auxilium».

Insieme a lei: Alessandra Smerilli, Segretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e docente di Economia politica alla Facoltà; Fausta Speranza, giornalista e scrittrice, esperta di politica internazionale; Linda Pocher, docente di Teologia fondamentale, Mariologia e Cristologia presso la Facoltà.

Simposio Auxilium - cambiamenti climatici

Sono molte le donne che, come lei, sono impegnate in tutto il mondo a difesa della “casa comune”. Qual è l’impatto della crisi ambientale globale sulla vita quotidiana di milioni di donne?

È ampiamente dimostrato che la crisi climatica colpisce più duramente le popolazioni vulnerabili e in molti luoghi del mondo le donne sono estremamente vulnerabili. Nei Paesi in cui lavora EcoPeace, ciò accade soprattutto in Giordania e in Palestina. L’approvvigionamento idrico intermittente e limitato per le famiglie, peggiorato a causa degli effetti della crisi climatica, crea molte sfide per le donne palestinesi e giordane. Quando l’acqua passa nelle tubature, viene solitamente immagazzinata sul tetto fino al momento in cui la cisterna può essere riempita di nuovo. Il che può richiedere una settimana, settimane o addirittura mesi durante la lunga estate. Le famiglie devono controllarne rigorosamente il consumo e spesso acquistano l’acqua dai camion cisterna a prezzi 10-20 volte superiori rispetto al costo dell’acqua pubblica.

A causa del loro ruolo di primo piano nel settore dell’agricoltura, le donne palestinesi sono anche colpite dalla riduzione delle precipitazioni, dei livelli delle falde acquifere e del flusso d’acqua delle sorgenti da cui dipende l’agricoltura palestinese. I problemi idrici colpiscono quindi in modo sproporzionato le donne, che però sono spesso escluse dai processi di risoluzione. Le donne sono sottorappresentate nel settore idrico e nei consigli comunali locali e i loro bisogni e punti di vista sono raramente rappresentati nel processo politico. Noi di EcoPeace crediamo che le donne debbano avere l’opportunità di proporre soluzioni ai problemi di sicurezza idrica che riguardano le loro vite, le loro famiglie e le loro comunità. Per questo, le incoraggiamo a conoscere le sfide ambientali, a sviluppare un pensiero innovativo sui modi per risolvere i problemi ambientali, locali e regionali, e a utilizzare efficacemente strumenti come la diplomazia, il coinvolgimento dei cittadini e le tecnologie.

Quale può essere il contributo delle donne alla sfida dei cambiamenti climatici?

Sebbene le donne di tutto il mondo siano alla guida dell’azione e dell’attivismo per il clima, sono sottorappresentate nei processi decisionali in materia ambientale. Tuttavia, le donne e le ragazze sono fondamentali per creare le condizioni necessarie all’adattamento e alla mitigazione dei cambiamenti climatici. Le ricerche dimostrano che le donne vedono il rischio in maniera diversa dagli uomini e di solito danno la priorità al benessere delle loro famiglie e comunità nelle decisioni sulla gestione delle risorse. Uno studio del 2019 ha rilevato che i parlamenti nazionali con un maggior numero di donne approvano politiche climatiche più severe. È inoltre noto che le società che rafforzano la capacità di adattamento delle donne, migliorando il loro accesso all’assistenza sanitaria, all’istruzione e in termini di rappresentanza politica, si adattano più rapidamente e facilmente agli effetti dei cambiamenti climatici.

Si avvicina la data del 22 maggio, Giornata mondiale della Biodiversità. Come possiamo lavorare insieme per preservare la biodiversità?

Scegliete un’area su cui concentrarvi e vedete cosa si può fare per ripristinare la biodiversità: può essere piccola come il vostro giardino di casa o grande come la Valle del Giordano, che è una delle aree dove la nostra organizzazione sta lavorando per il ripristino. La Valle del Giordano ha perso circa il 50% della sua biodiversità e il fiume Giordano è oggi poco più di un “canale di scarico”, dal momento che il 95% del suo flusso naturale è stato deviato. EcoPeace lavora per rimuovere le sostanze inquinanti che raggiungono il fiume attraverso le fognature domestiche e altre fonti, e per aumentare il flusso di acqua pulita che viene rilasciata nel fiume, in modo da consentire alla natura di rigenerarsi e di far tornate le specie che sono scomparse o sono a rischio di estinzione.

Aumentano i conflitti legati al controllo delle risorse. EcoPeace è un’organizzazione che svolge insieme azioni di ambiente e peace-building. Quali sono i progetti concreti?

Come suggerisce il nostro nome, EcoPeace si concentra sia sull’ambiente che sulla costruzione della pace – sulle risorse naturali e sulla prevenzione dei conflitti. Perché pensiamo che ci sia una forte connessione tra i due aspetti. La crisi climatica rende questa relazione ancora più evidente, perché fa emergere la necessità e l’urgenza di cooperare per aumentare la resilienza al clima. EcoPeace chiede un Green Blue Deal per il Medio Oriente, con la parola blu che sottolinea l’importanza delle questioni idriche nella nostra regione. Il nostro Green Blue Deal comprende quattro progetti e proposte concrete: la prima proposta prevede uno scambio acqua-energia tra i nostri Paesi, in cui la Giordania venderà energia rinnovabile a Israele e alla Cisgiordania, in cambio di acqua desalinizzata che Israele venderà alla Giordania. Questa proposta ha ricevuto un significativo sostegno politico nella recente firma di una dichiarazione d’intenti tra Israele e Giordania – per creare questo scambio di energia idrica che ridurrà le emissioni di carbonio, aumenterà l’approvvigionamento idrico e permetterà a ciascuna parte di scambiare qualcosa di valore con l’altra – con enormi benefici economici e geopolitici per la regione.

La seconda proposta riguarda la necessità di risolvere la questione della distribuzione dell’acqua tra israeliani e palestinesi. Questa questione, così centrale nel conflitto e nella crisi idrica palestinese, è rimasta irrisolta sin dalla metà degli anni ’90, essendo stata inserita tra le cinque questioni per lo status finale. All’epoca c’era solo l’acqua naturale, e quindi era difficile risolvere la questione della ripartizione della risorsa, ma oggi non è più così grazie alla capacità di Israele di produrre grandi quantità d’acqua. Chiediamo quindi a entrambe le parti di smettere di tenere l’acqua in ostaggio di altre questioni sullo status finale che sono più difficili da risolvere e di andare avanti, per aumentare la capacità di resilienza idrica dei palestinesi e ricostruire la fiducia tra le parti che c’è un partner per la pace.

La terza proposta riguarda il fiume Giordano, un fiume sacro per le tre tradizioni abramitiche, per metà dell’umanità. EcoPeace ha sviluppato un piano regolatore regionale e sta lavorando con la Banca Mondiale, i nostri governi e il settore privato per implementare iniziative climaticamente intelligenti in tutta la regione, che riabiliteranno il fiume, soddisfacendo al contempo le esigenze idriche ed economiche delle popolazioni lungo le sue sponde.

La quarta proposta prevede la diffusione dell’educazione climatica nelle scuole e la creazione di capacità per generare un’azione sociale efficace a livello popolare, soprattutto tra le donne e i giovani, per favorire nuovi modelli di leadership e sviluppare le competenze mancanti nel settore.

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