Papa Francesco ai Missionari d’Africa: «L’apostolo non è un manager ma un testimone»

Il Papa ha incontrato i partecipanti al capitolo generale Missionari d’Africa (Padri Bianchi). Preghiera e fraternità le parole chiave per “vivere la missione come testimonianza profetica”.

di Anna Moccia

«L’apostolo non è un manager, non è un dotto conferenziere, non è un “mago” dell’informatica, l’apostolo è testimone». Con queste parole il Papa si è rivolto nell’udienza di questa mattina ai partecipanti al Capitolo generale dei Missionari d’Africa (detti anche “Padri Bianchi”), che affronta il tema della “missione come testimonianza profetica”.

«Testimonianza – ha affermato il Santo Padre – vuol dire essenzialmente due cose: preghiera e fraternità. Cuore aperto a Dio e cuore aperto ai fratelli e alle sorelle. Prima di tutto stare alla presenza di Dio, lasciarsi guardare da Lui, ogni giorno, nell’adorazione. Lì attingere la linfa, in quel “rimanere in Lui”, in Cristo, che è la condizione per essere apostoli (cfr Gv 15,1-9). È il paradosso della missione: puoi andare solo se rimani. Se non sei capace di rimanere nel Signore, tu non potresti andare».

Nell’udienza Papa Franco ha ricordato la figura e la testimonianza di Charles de Foucauld: «È un altro carisma, certamente, ma ha molto da dire anche a voi, come a tutti i cristiani del nostro tempo. Egli, “a partire dalla sua intensa esperienza di Dio, ha compiuto un cammino di trasformazione fino a sentirsi fratello di tutti” (Enc. Fratelli tutti, 286). Preghiera e fraternità: la Chiesa deve tornare a questo nucleo essenziale, a questa semplicità irradiante, naturalmente non in modo uniforme, ma nella varietà dei suoi carismi, dei suoi ministeri, delle sue istituzioni; ma tutto deve lasciar trasparire questo nucleo originario, che risale alla Pentecoste e alla prima comunità, descritta negli Atti degli Apostoli (cfr 2,42-47; 4,32-35)».

Il Papa ha poi sottolineato l’importanza di tenere viva la dimensione comunitaria per vivere “la dolce gioia di evangelizzare”. «Spesso noi siamo portati a pensare la profezia come una realtà individuale – e questa è una dimensione che rimane sempre vera, sul modello dei profeti d’Israele –. Ma la profezia è anche e direi soprattutto comunitaria: è la comunità che dà testimonianza profetica».

«Penso alle vostre fraternità, formate da persone provenienti da tanti Paesi, da culture diverse – ha proseguito il Pontefice -. Non è facile, è una sfida che si può accettare solo contando sull’aiuto dello Spirito Santo. E poi questa vostra piccola comunità, che vive di preghiera e fraternità, è chiamata a sua volta a dialogare con l’ambiente in cui vive, con la gente, con la cultura locale. In questi contesti, dove spesso, oltre alla povertà, si sperimenta l’insicurezza e la precarietà, voi siete inviati a vivere la dolce gioia di evangelizzare. Questa parola la usa San Paolo VI nella sua Evangelii nuntiandi. Evangelizzare è la missione della Chiesa, evangelizzare è la gioia della Chiesa. Fra parentesi: prendete l’Evangelii nuntiandi, che ancora oggi è vigente, e vi darà tanti, tanti spunti di riflessione e di missione. Ringrazio con voi il Signore per questo grande dono dell’evangelizzazione».

(Foto Vatican Media)

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