Ascensione di Gesù, da testimoni a missionari. Commento al Vangelo

Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura” (Mc 16,15). L’esperienza del Risorto non è qualcosa che possiamo tacere e tenere per noi. Avvolti nel dinamismo d’amore di Gesù, il suo “andate” ci spinge a muoverci, a vivere in comunione con tutta la creazione, a scoprire i “semi del Verbo” in tutte le culture, lingue, popoli e nazioni. Solo così la Chiesa vive fedelmente la sua vocazione missionaria.

* Meditazione a cura di Suor Cristina Del H. Alonso Pedano, Clarisse Francescane Missionarie del SS. Sacramento

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 16,15-20)

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

Commento al Vangelo

Oggi celebriamo con tutta la Chiesa la solennità dell’Ascensione del Signore. La resurrezione di Gesù è al centro, nel “cuore” dei quaranta giorni dalla Quaresima alla Pasqua, che sembrano chiudersi in un ciclo perfetto nella festa dell’Ascensione. Abbiamo vissuto quaranta giorni in cui la gioia della nuova vita di Gesù è stata caratterizzata non tanto da insegnamenti o discorsi, quanto da rivelazioni, esperienze e segni della sua presenza.

Ma, cosa significa che Gesù “Fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio” (Mc 16,19)? La chiave si trova nella seconda lettura che la liturgia ci propone: “cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose” (Ef 4, 9-10). Gesù, che è vita, amore, è sempre in movimento. Quando è venuto al mondo, quando è sceso, è diventato uno di noi e ci ha fatto conoscere il Padre, ci ha insegnato ad amare, ci ha reso partecipi della sua vita nel mistero pasquale. Quando è salito al cielo, è tornato nel seno del Padre, chiudendo il movimento dell’amore che diventa pienezza. Poiché tutte le cose, quelle del cielo e quelle della terra, sono state rese piene in lui, egli rimane seduto alla destra del Padre. E con Lui anche noi. Questa è la Buona Novella!

Tornare alla propria origine è, in un certo senso, la nostra vocazione universale: “Forse l’amore è il processo con il quale ti riconduco dolcemente a te stesso” (Antoine de Saint Exupery). Lungo il cammino, siamo chiamati a riscoprire la nostra identità di figli nel Figlio e a viverla autenticamente: “finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo” (Ef 4,13).

Così, l’Ascensione di Gesù non è sinonimo di abbandono o di orfanità. La sua presenza, che riempie tutto di grazia e di pace, sembra essere nascosta alla vista dei discepoli. La domanda “perché state a guardare il cielo?” (At 1,11) ci ricorda l’altra domanda rivolta alle donne che si recarono al sepolcro dopo la risurrezione: “Perché cercate il vivo tra i morti?” (Lc 24,5). Gesù non è tra i morti, né è in alto, fuori dalla nostra realtà: è vivo! “Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo verrà” (At 1,11). Questo eterno pellegrino, il missionario del Padre, con la sua Ascensione, compie l’intero cosmo, è il Cristo totale. Si tratta allora di imparare a riconoscere questo nuovo modo della sua presenza, perché crediamo in “Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti” (Ef 4,6).

Quanto è bello ascoltare oggi, come per la prima volta, le sue ultime parole: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura” (Mc 16,15). L’esperienza del Risorto non è qualcosa che possiamo tacere e tenere per noi. Avvolti nel dinamismo d’amore di Gesù, il suo “andate” ci spinge a muoverci, a vivere in comunione con tutta la creazione, a scoprire i “semi del Verbo” in tutte le culture, lingue, popoli e nazioni. A “scendere” nel profondo della realtà in cui si trovano i nostri fratelli e sorelle (così spesso segnati da malattie, povertà, fame, violenza, guerre) e a “rialzarli” nella speranza di una vita piena in Cristo che “fa nuove tutte le cose” (Ap 21,5).

Solo così la Chiesa vive fedelmente la sua vocazione missionaria. Allora, trafitti dalla Risurrezione, coinvolti nel dinamismo dell’Ascensione, saremo in grado di riconoscere ovunque come i malati vengono guariti, i demoni fuggono, i veleni non fanno male e siamo in grado di parlare nuove lingue. Tutto il cosmo esprime comunione, perché il cielo è sulla terra!

Suor Cristina Del H. Alonso Pedano
Clarisse Francescane Missionarie del SS. Sacramento

Immagine di freepik

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