La Domenica delle Palme apre la Settimana Santa unendo due volti apparentemente opposti: l’accoglienza festosa di Gesù a Gerusalemme e il racconto della sua Passione. È proprio sulla Croce che si manifesta la vera gloria di Cristo, lontana da ogni logica umana. Il Vangelo di oggi ci invita a riconoscerci nei suoi protagonisti, anche nel tradimento e nell’abbandono vissuti da Gesù, nelle fragilità e contraddizioni che attraversano ogni cuore, per lasciarci illuminare da un amore che perdona e risana.
Meditazione a cura di Suor Floriana Raga, Suore Ausiliatrici
La Domenica delle Palme, che ricorda, con l’entrata di Gesù a Gerusalemme, l’unico momento in cui la folla entusiasta lo riceve con gli onori riservati al Messia atteso, è anche il giorno in cui la liturgia della Chiesa presenta per intero il racconto della Passione di Gesù, che sarà poi ripreso, nella forma del Vangelo di Giovanni, il Venerdì Santo. Questo significa che l’unica gloria che Gesù accetta è quella che risplenderà sulla Croce: esattamente il contrario di ciò che gli uomini considerano gloria.
Siamo perciò chiamati ad entrare nella Settimana Santa con la disponibilità a lasciar ribaltare tutte le nostre idee su Dio, sulla salvezza, sulla storia umana. Siamo chiamati a entrare nel Mistero più profondo dell’Amore del Padre e del Figlio, le cui vie non sono le nostre vie, e i cui pensieri non sono i nostri pensieri (Is 55, 8).
Quest’anno la domenica delle Palme ci presenta come Vangelo la Passione secondo Matteo. La Passione è la parte più antica della tradizione che ha confluito nei diversi vangeli, e che ognuno cerca d’interpretare dalla sua ottica particolare, cercando di spiegare quello che per i primi cristiani non poteva che essere un grande scandalo. Matteo, che scrive per degli ebrei convertiti, è quello che più degli altri evangelisti si mostra attento a cogliere nei fatti riportati gli accenni, le risonanze, i collegamenti con altri fatti, riportati nelle antiche Scritture, per mostrare come quello scandalo è in realtà un filo rosso che accompagna velatamente tutto l’Antico Testamento, e che si disvela pienamente in Gesù.
È così che il tradimento di Giuda rimanda a vicende vissute dai profeti Zaccaria e Geremia (Zac 11,12-13; Ger 19,1-6.12) ; il trattamento di Gesù da parte dei soldati richiama particolari delle sofferenze che il giusto espone nella preghiera dei Salmi (Sal 69,22); il popolo davanti a Pilato si assume la responsabilità del versamento del sangue, richiamando in realtà il sangue che purifica nei riti di alleanza (Es 24, 4-8); la terra e i morti sono coinvolti nel momento culminante della morte di Gesù, come nei racconti apocalittici di Daniele (12,13) ed Ezechiele (37,12).
Il racconto di Matteo è conciso, rude, quasi freddo; non c’è spazio per la commozione o la compassione, come invece, per esempio, nel racconto di Luca. Ci invita a non edulcorare una realtà che può essere urtante, quando nelle piccinerie, nei tradimenti, negli intrighi, nelle vigliaccherie, nelle debolezze dei personaggi coinvolti, inclusi i discepoli più vicini, riconosciamo le nostre. Sentirci non così diversi da Pilato, da Pietro, da Giuda, dai Sacerdoti, dai passanti scandalizzati (“Salva te stesso, se sei il Figlio di Dio, e scendi dalla croce…” Mt 27, 40), è la grazia che dobbiamo chiedere. E poi riconoscere che il modo in cui Gesù è stato trattato è lo stesso modo in cui i piccoli e i poveri della terra, come pure i veri profeti, vengono trattati ancora oggi, non solo dalla arroganza dei potenti, ma anche dall’indifferenza e dall’inerzia di chi sta a guardare.
Se siamo disposti a entrare nella Passione identificandoci con i diversi attori del dramma, sperimenteremo come la Verità di Cristo ci illumina, ci mostra il Volto di un altro Dio, diverso da quello che gli uomini immaginano, e il suo amore misericordioso ci perdona e ci risana.
Suor Floriana Raga s.a.