Aprire il cuore al Buon Pastore: la via della vita piena

Oggi il Vangelo di Giovanni ci offre l’immagine di Gesù come Buon Pastore, che «chiama le sue pecore, ciascuna per nome». Si tratta di una tenera scena di incontro, di fiducia, di affidamento e di libertà. La sua voce non si impone, ma invita ad aprire il cuore, anche quando è chiuso per paura. Solo accogliendo questo amore fedele e discreto si ritrova la libertà e la gioia di una vita piena.

Meditazione a cura di Ilaria de Lillo, suora Ausiliatrice delle anime del Purgatorio.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,1-10)

In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

Commento al Vangelo

Dopo aver celebrato la Pasqua, continuiamo il cammino di sequela imparando piano piano a conoscere e riconoscere, (come domenica scorsa hanno fatto i discepoli di Emmaus), la vera identità di Gesù risorto. Per fare questo processo di conoscenza e consapevolezza di chi sia davvero il Signore della vita, è necessario allenare le orecchie del cuore nell’intima frequentazione di Gesù.

Oggi il Vangelo di Giovanni ci offre l’immagine di Gesù come buon pastore. Si tratta di una tenera scena di incontro, di fiducia, di affidamento e di libertà. Dopo aver letto il brano, chiudiamo gli occhi, osserviamo i personaggi, il luogo in cui sono, i gesti che compiono, ed entriamo nella scena…

C’è un pastore che va all’incontro del suo gregge e bussa alla porta del guardiano al quale lo aveva affidato in custodia, in un luogo lontano dal villaggio, isolato. Fuori dal villaggio le pecore sarebbero in pericolo senza guardiano, perché ladri e predoni potrebbero portarle via. L’uomo che sorveglia sulle pecore apre subito la porta, vede che può fidarsi, non si tratta di un ladro. Infatti, il pastore bussa: Gesù si avvicina con discrezione, chiede il permesso di incontrarci e condurci, non impone ma propone, non ha fretta ma attende, non usa la forza, ma rispetta i nostri tempi e la nostra libertà.

Gustiamo la sua delicatezza, che non cerca altro che la vita in abbondanza per noi, consegnandoci il messaggio d’amore da parte del Padre. Ed entra dalla porta principale, non da vie secondarie, veloci, occulte; né scavalca per farsi spazio prima. Gesù passa nella nostra vita dall’ingresso principale: la porta del cuore, quella che a volte teniamo chiusa a chiave per paura di lasciare entrare l’amore o che difendiamo per non esporci alla verità tanto fragile quanto preziosa di ciò che siamo, figli amati da principio. Gesù arriva dritto a ciò che conta per vivere in pienezza, per permetterci di dimorare nella luce della risurrezione, accogliendo il dono della libertà dal Padre.

Le stesse pecore si fanno strada: il pastore le chiama, e loro subito gli si avvicinano. Le pecore sanno riconoscere la voce di chi le conduce, le difende, ha cura di loro. Non solo ascoltano, ma fanno del loro ascolto un atto di fiducia e obbedienza, è l’ascolto di chi crede davvero e si fida. Nella quotidianità e nelle scelte di vita non è scontato vivere operando questo ascolto; serve allenamento, pazienza, intimità col Signore. Se il ladro dell’intimità con Gesù ci sottrae a questo ascolto, diventiamo ciechi e paurosi davanti alle piccole e grandi sfide della vita.

E noi quali voci ascoltiamo? Di quali voci ci fidiamo per raggiungere la vita piena?

Il buon pastore vuole portare le pecore al pascolo affinché si nutrano, esplorino, libere. Gesù non solo è pastore buono che conduce alla pace oltre le tempeste, che sostiene il nostro pellegrinaggio verso la libertà, ma è anche porta di accesso a tutto questo. Non c’è vita in pienezza senza passare dalla porta, senza passare dalle sue braccia amanti.

Quando nelle nostre vite frenetiche, piene di momenti da riempire e bisogni da soddisfare in modo istantaneo ci lasciamo condurre dal ladro della vita, non solo sentiamo la tristezza di chi sta perdendo tempo, ma anche il vuoto di chi non ha un orizzonte da raggiungere. Camminiamo a vuoto, rincorriamo qualcosa che non ci dà il respiro della vita, anestetizziamo il nostro stesso bisogno di vita.

Ma perché poi non riusciamo a vivere davvero?

Perché il bisogno di vita non passa da ciò che è veloce, sempre a disposizione e risolutivo di ogni problema, cose effimere e palliativi. Ma passa per i tempi lunghi che richiede l’intelligenza del cuore, passa per la fiducia a un Dio che è Padre, custode, pastore misericordioso e bisognoso di amarci e di vederci vivere davvero. Passa dalla sfida dell’amore che è prima di tutto lasciarsi amare, stare nella misericordia del Padre. E allora sarà vita davvero.

Ilaria de Lillo S.A.

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