Non abbiate paura

Nel Vangelo di questa domenica, Gesù invita i suoi discepoli a non avere paura e a testimoniare il Vangelo con coraggio. La fiducia nel Padre, che conosce e custodisce ogni vita, sostiene la fedeltà anche nelle prove. Dai profeti ai martiri di ieri e di oggi, la Chiesa continua ad annunciare che l’amore di Cristo è più forte della paura.

Meditazione a cura di p. Romeo Ballan, missionario comboniano

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 10,26-33)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Commento al Vangelo

Al centro del “discorso missionario” di Gesù, che invia i suoi discepoli ad annunciare il Regno, vi è la prospettiva vicina e concreta della persecuzione, forse un riflesso dell’esperienza che le prime comunità dei fedeli già stavano soffrendo, all’epoca in cui si scrivevano i Vangeli (Mt 10; Mc 6; Lc 10). Da qui l’insistenza di Matteo (Vangelo) nel ricordare per ben tre volte la parola rassicurante del Maestro: “Non abbiate paura!” (v. 26.28.31). Da sempre, queste parole hanno dato coraggio e hanno sostenuto la fedeltà degli annunciatori del Vangelo e dei martiri di tutti i tempi.

Il superamento della paura e la forza di dare testimonianza si basano:

– sulla destinazione universale del messaggio di Gesù: è per tutti i popoli, è un messaggio da portare alla luce del sole e da annunciare dalle terrazze (v. 27);

– sul santo timore di Dio: il senso profondo della Sua santità e maestà comporta che il primo posto corrisponda sempre e soltanto a Colui che ha la parola definitiva sulla salvezza dell’anima e del corpo (v. 28);

– sulla bontà del Padre che ha cura amorosa anche delle cose piccole, come i passeri, e perfino dei capelli del nostro capo (v. 29-31);

– infine sul bisogno di essere uniti e fedeli a Cristo, per amore, e in Lui essere uniti al Padre (v. 32-33).

Il profeta Geremia (I lettura) sperimentò l’amarezza della calunnia e il terrore della persecuzione (v. 10), ma anche la presenza del Signore al suo fianco “come un prode valoroso” (v. 11), al quale il profeta affida la sua causa (v. 12). Per questo invita a lodare il Signore, “perché ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori” (v. 13). San Paolo (II lettura) rafforza la speranza dei cristiani di Roma, affermando che il progetto salvifico di Dio a favore di tutta la famiglia umana supera qualunque limite imposto dalla storia e dal peccato dell’uomo. Infatti, “il dono di grazia non è come la caduta”, perché la grazia va ben oltre: “molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in Cristo Gesù si sono riversati in abbondanza su tutti” (v. 15). In forza del mistero pasquale nella morte e risurrezione di Cristo!

Alla luce di tale mistero si possono capire le parole di un profeta del nostro tempo, Dietrich Bonhoeffer (1906-1945), teologo luterano e martire del nazismo tedesco: “Dio ci ha salvato non in virtù della sua potenza, ma in virtù della sua impotenza”. E ancora: “È la fine! Per me è l’inizio della vita”.

Ricordiamo S. Giovanni Paolo II, che nel 1978 iniziò il suo pontificato con un chiaro invito a superare la paura: “Non abbiate paura! Aprite le porte a Cristo!”

Nel nostro tempo la paura è uno dei sentimenti più diffusi; e alcuni uomini politici la alimentano e la cavalcano abilmente, facendone un uso strumentale ai fini dei loro progetti.

“La paura è diventata uno strumento politico; i nostri timori occulti di fatto ci rendono facilmente manipolabili”, diceva il P. Adolfo Nicolás (+2020), Superiore generale dei gesuiti. Resta poi vero che la paura è sempre una brutta consigliera.

Il superamento della paura e la fedeltà fino al martirio accompagnano sempre la Chiesa in ogni tempo e luogo. C’è una continuità fra i cristiani perseguitati nei primi secoli e le testimonianze di martiri recenti, ugualmente fedeli nell’annuncio del Vangelo e nella denuncia profetica. L’arcivescovo e santo Oscar A. Romero, poco tempo prima di essere assassinato (El Salvador, 1980), dichiarò con decisione alle forze dell’ordine: “In nome di Dio e in nome di questo popolo che soffre, i cui lamenti si innalzano fino al cielo sempre più tumultuosi, vi supplico, vi prego, vi ordino: in nome di Dio, cessi la repressione”. Gesù l’aveva predetto:

Perseguiteranno anche voi… Ma non abbiate paura! Io ho vinto il mondo!

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