Nel nostro cuore possono crescere semi di fiducia, bene e speranza, ma anche pensieri capaci di ferire noi stessi e gli altri. Quali semi lasciamo crescere in noi? La parabola del grano e della zizzania ci invita a vigilare su ciò che alimentiamo dentro di noi e ad affidarci a un Dio che non agisce con violenza, ma con pazienza, umiltà e fiducia.
Commento al Vangelo a cura di Suor Stefania Raspo, missionaria della Consolata
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,24-30)
In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».
Commento al Vangelo
Per tre domeniche consecutive (questa è la seconda) il Vangelo di Matteo ci propone parabole di Gesù sul Regno dei Cieli. Il perché Gesù utilizzi le parabole, è spiegato dallo stesso brano di oggi: «Aprirò la mia bocca con parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo». Quindi il Maestro presenta immagini semplici per farci capire cose nascoste, le cose di Dio: il Regno di Dio.
Seme: piccolezza e grandezza
L’immagine del seme è una delle più utilizzate da Gesù per indicare il Regno dei Cieli. Domenica scorsa il buon seme era gettato abbondantemente sul terreno, che lo accoglieva o meno, con risultati ben differenti. Qui il seme di nuovo è buono, ma nel campo che dà frutto appare anche la zizzania.
La seconda parabola presenta il granellino di senape, minuscolo seme che diventa un albero.
La caratteristica comune di queste immagini è la piccolezza. Piccola è anche la quantità di lievito nascosto nella farina (terza parabola). Ma queste piccole cose hanno in sé la forza della trasformazione. Sono grandi nella loro piccolezza, perciò ci insegnano una caratteristica del Regno, e di Dio, il «Dio con noi»: la piccolezza e l’apparente mancanza di forza, in realtà racchiudono la vita e la dinamica della crescita.
Le rappresentazioni di Dio onnipotente che lancia fulmini e schianta i cedri, giudice implacabile che farà giustizia, alle volte appaiono nella nostra mente, e vi dimorano facilmente, perché sono immagini di un Dio «umano», fatto a nostra misura, che ragiona come noi. Se ci fermiamo a questa idea di Dio, entreremo presto in crisi: se Dio è onnipotente, perché esistono le guerre, esiste il male nel mondo?
Eppure Gesù rivela il Regno come «il più piccolo dei semi». È buon seme, ma piccolo. Cresce nel silenzio e nell’umiltà. Anche la vita di Gesù lo conferma: Dio si è fatto uomo nel silenzio e nell’umiltà di Betlemme, ed è morto in croce come il più disprezzabile degli uomini. Piccolezza e umiltà sono le caratteristiche del Regno e di Dio. Sono la caratteristica di Dio.
Vigilanza e fiducia in Dio
Anche la zizzania è seminata nel campo, e cresce insieme alle piante buone. Anche la zizzania, quindi, ha la caratteristica della piccolezza e la capacità, in sé, di crescere. Da questo ricaviamo un primo monito, non forse così diretto nel brano evangelico, ma importante per noi: bisogna vigilare sul terreno del nostro cuore. E se la settimana scorsa la parabola del seminatore ci invitava a riflettere sul «come» accogliamo il seme della Parola di Dio, oggi possiamo chiederci: quali semi lascio crescere in me?
Può essere un piccolo pensiero, a cui non do peso, ma che insinua in me la critica o la sfiducia verso una persona. Se lascio spazio a questo piccolo seme, può darsi che cresca e che rovini la mia relazione verso quella persona, fino a un conflitto aperto, o all’allontanamento e la mancanza di comunione.
Dunque, quanto è importante vigilare! Quali pensieri, quali semi crescono nel mio cuore? Sono semi di bene, o sono semi di zizzania?
Il vangelo ci parla, in maniera più esplicita, di una realtà che sperimentiamo sempre, ogni istante: nel mondo convivono il bene e il male, situazioni di vita e altre di morte e ingiustizia. Sono queste realtà che ci fanno reagire istintivamente come i servi che chiedono: «Vuoi che sradichiamo la zizzania?»
La risposta di Dio è, sorprendentemente «No».
Ma come? Il Dio giusto, che ama la giustizia, vuole che il male/zizzania conviva con il suo progetto di bene e di vita?
La parabola ci mette in guardia su certe azioni impulsive, sui rischi della «giustizia fai da te», che giustifichiamo in nome di valori non negoziabili.
Se sradichiamo la zizzania, possiamo anche sradicare il buon frutto. Volendo cancellare il male, possiamo a nostra volta generare violenza e ferite nell’altro.
Gesù non sta dicendo di rimanere indifferenti davanti alla presenza del male, ma invita a guardare con gli occhi di Dio, che alla fine raccoglierà non solo «i cattivi», ma anche gli scandali che feriscono profondamente la comunità. Non si tratta di mettere «tutta l’erba in un fascio», come si dice comunemente. La distinzione c’è. Ma la soluzione, l’ultima parola sul male non è nostra, ma di Dio.
Per il mio cammino personale, mi chiedo:
– Quali pensieri di bene e di vita sono stati seminati oggi nel mio cuore?
– Quali pensieri di male e di morte?
E poi, decido: quali voglio far crescere in me.
Suor Stefania Raspo, missionaria della Consolata
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