Tra sognare e agire c’è il “compromettersi”

di Anna Moccia

COMPROMETTERSI = Mettere qualcosa a rischio. Mettersi in una situazione difficile, scomoda. Impegnarsi in qualcosa, assumendo delle responsabilità.

In questi giorni avevo chiesto a qualche amico/a di scrivere per me, in mia difesa. Alcuni mi hanno risposto di non volersi “compromettere” così ho cercato di riflettere su cosa volesse dire…

Sarà perché ai tempi del Coronavirus bisogna stare tutti un po’ più soli e distanti. Pare che sia sufficiente un metro di distanza. Eppure oggi è così, facciamo fatica a comprometterci per gli altri, a entrare in empatia, in sintonia con le loro vite, le loro storie. Preferiamo essere spettatori o meglio giudici delle vite altrui. Guardiamo agire e sparliamo degli altri per non dover agire. Senza considerare che le nostre omertà, le nostre mancate azioni e reazioni, il silenzio assordante o peggio le maldicenze non siano in realtà una precisa scelta di schierarsi a favore delle crudeltà. Così come per il disperato esodo dei profughi siriani, che sta passando nell’indifferenza internazionale, lo stesso discorso vale per il nostro vicino di casa, per il quale forse potremmo agire in maniera ancora più concreta. Si potrebbe dire “Mors tua vita mea”. E siamo tutti più felici. Perché impegnarci per il nostro fratello o sorella significherebbe compromettere le nostre relazioni, il nostro futuro, la nostra carriera.

In questo tempo di Quaresima, in cui si aspetta la pienezza della Pasqua del Signore, come sarebbe bello poter dire invece “Mors mea vita tua”! In un mondo dove regna l’amore ci si sacrifica, si muore, ci si dona per il bene altrui a proprio discapito! È la regola dell’abnegazione altruista, vera e propria sintesi del Vangelo. E sarà pure un concetto oggi controcorrente ma sarebbe questo lo stile di vita da attuare per un mondo nuovo, fatto di fraternità, missionarietà, unità e vera gioia. Una mascherina in fondo non può evitarci il contagio della vergogna di non guardare quello che accade intorno a noi.

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