Filippine, missionario Pime: «Per Manila doppia sfida, il coronavirus e la fame»

di Anna Moccia

«La città di Manila non è tra le più colpite a livello mondiale dal coronavirus ma le restrizioni attivate per evitare il contagio stanno creando un’emergenza nell’emergenza, quella della fame, sempre più diffusa con il passare delle settimane». Il racconto arriva da padre Simone Caelli, missionario del Pime a Paranaque, nell’estrema periferia della capitale filippina.

La città di Manila è in totale lockdown per il coronavirus fino al 15 maggio. Ad oggi nel Paese si contano 11.086 contagi e 726 morti, ma i tamponi effettuati sono ancora pochi, secondo il missionario, ed è difficile sapere quanti tra gli effettivi contagiati siano stati testati. «La città ha più di 12 milioni di abitanti – ci racconta padre Simone -, molti dei quali vivono in una situazione di estrema povertà e non è facile per loro stare a casa perché una casa non ce l’hanno. La vita qui si svolge normalmente all’aperto, le popolazioni degli slum non hanno un conto in banca ma vivono della paga giornaliera che ora manca e pertanto non possono comprarsi neanche il cibo. C’è da dire che qui ci sono anche molti migranti interni, tante persone non sono registrate all’anagrafe, non hanno un certificato di nascita e pertanto per le istituzioni non esistono».

In soccorso dei più poveri sono intervenute numerose realtà. A partire dal governo, che ha cercato di distribuire aiuti alle famiglie, sebbene questo si scontri con la lentezza della macchina burocratica. Prezioso anche il supporto di Caritas, che ha distribuito nel Paese circa venti milioni di euro in buoni spesa. «Grazie agli aiuti della Caritas di Manila, che ha contattato la nostra e altre parrocchie della città, abbiamo potuto aiutare circa 1.500 persone – sottolinea il missionario del Pime -. Ma anche noi come parrocchia ci siamo attivati: abbiamo lanciato una raccolta fondi attraverso i nostri canali social ed ho ricevuto sostegno anche da un confratello del Pime che vive a Hong Kong e dal Pime di Milano. Con i soldi è stato possibile comprare sacchi di riso e beni essenziali a lunga scadenza, che abbiamo confezionato in pacchi e distribuito a oltre 6.000 famiglie in difficoltà».

Un segno di tangibile e concreta solidarietà, che ha riscosso un ampio successo sui social. «Le piattaforme social sono la nuova frontiera per comunicare la missione. Spendiamo molto tempo sul web, soprattutto in questo momento del lockdown, quindi ho utilizzato questa opportunità per sensibilizzare i cittadini alla raccolta fondi. In questo modo ci è anche possibile evitare assembramenti perché le persone bisognose ci contattano attraverso Facebook. La loro richiesta ci arriva tramite messaggio, forniscono nome e indirizzo e in questo modo è possibile recapitare il pacco direttamente a casa».

«Ma i social sono anche un modo per dare continuità alle attività pastorali – conclude padre Simone -. Fin dall’inizio della pandemia abbiamo attivato un media team, chiedendo a tre nostri studenti di risiedere in parrocchia per aiutarci nelle attività di comunicazione. Così è possibile trasmettere la messa in diretta streaming e devo dire che i parrocchiani sono molto felici di questa opportunità. I ragazzi svolgono un servizio prezioso e questo è modo per noi e loro di rimanere in contatto, un’occasione per sentirsi ancora più vicini alla gente».

La pagina Facebook della parrocchia: Mary Queen of Apostles Parish

Backstage delle celebrazioni
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