Giornata Mondiale dell’Ambiente. La ripartenza è verde

Per la Giornata Mondiale dell’Ambiente, che si celebra il 5 giugno, il tema scelto quest’anno “It’s Time for Nature” e sottolinea l’urgenza e la necessità improrogabile di rivolgere l’attenzione al nostro Pianeta. Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio, in questa intervista ci indica i punti da cui ripartire per uno sviluppo sostenibile.

di Anna Moccia

Cosa ci ha insegnato questo periodo e da dove ripartire?

La pandemia ha mostrato quanto sia impattante il modello di sviluppo che abbiamo costruito fino ad oggi. Abbiamo visto come lo stop delle attività produttive ha portato evidenti benefici all’aria, al mare, ai fiumi e questo vuol dire che le varie attività umane incidevano sui parametri ambientali. Allo stesso tempo, abbiamo potuto constatare che la salute e la tenuta ambientale di una piccola porzione del territorio incide su quella dell’intero Paese, che bisogna garantire i diritti di ciascuno per garantire i diritti di tutti. Sicuramente dopo la pandemia dovremo ripartire da zero e per questo sarà indispensabile compiere scelte giuste, partire da un modello che ponga al centro le buone pratiche economiche possibili di parchi, aree interne e piccoli comuni, ma anche le opere di bonifica delle zone inquinate, il risanamento degli acquedotti, la mobilità sostenibile.

Perché mettere tra le priorità i piccoli comuni e i parchi?

Per la possibilità di costruire in questi luoghi e con poche mosse, una qualità della vita alta, posti in grado di rispondere alle esigenze abitative meglio che le città e le loro periferie.
Proprio in questo periodo abbiamo potuto vedere come i comuni con meno di 5mila abitanti si siano rivelati non solo più vivibili delle città per distanziamento e qualità della vita, ma anche un rifugio per tutte le persone che si trovavano all’interno di grandi città, in particolare a Roma. Allo stesso tempo c’è bisogno di investire sui parchi, perché diventino volano di sviluppo sostenibile per le centinaia di aziende agricole che, proprio dentro i parchi, risiedono e operano. Nel Lazio oltre l’11% del territorio è coperto da aree protette, ci sono 260 piccoli comuni, abbiamo gradi possibilità.

Quali sono le priorità sul fronte dei rifiuti?

Nel Lazio vengono prodotti quasi 3 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, di cui circa 1,7 milioni a Roma, che di conseguenza è determinante su tutti gli altri territori. Trovo folle l’idea del ritorno dei cassonetti al posto del porta a porta. Dovremmo invece diffondere impianti per l’economia circolare, capaci di tramutare i rifiuti in risorsa, a partire dai biodigestori anaerobici per l’organico, frazione che rappresenta oltre un terzo del totale. Non realizzare questi impianti vuol dire voler puntare ancora su discariche e termovalorizzatori, fare di Malagrotta l’ennesima discarica.

Con la Laudato si’, vede in papa Francesco un alleato?

Per noi ambientalisti vedere che una delle massime autorità mondiali mette l’ambiente come primo punto all’ordine del giorno è stata una vera boccata di ossigeno. Soprattutto perché è riuscito a smuovere le coscienze di tutti, anche di coloro che erano più lontani dalle problematiche. Leggere questa straordinaria Enciclica Laudato si’ e sapere che c’è un grande alleato al nostro fianco è un segno importante per chi prima di noi ha fatto battaglie ambientali e, allo stesso tempo, fonte di speranza per chi le farà dopo di noi.

Pubblicato su Avvenire Lazio Sette di domenica 31 maggio 2020

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