Donne invisibili: la storia di Issi, vittima di tratta

La testimonianza di sr. Maria Rosa Venturelli, missionaria comboniana in prima linea nella lotta alla tratta. Attraverso il suo racconto, il ricordo di una giovane donna nigeriana e di tutte le “donne invisibili”, che nella strada vivono il loro calvario.

di Sr. Maria Rosa Venturelli*

Fin da quando ero in missione in Polonia mi sono interessata al problema della “tratta di persone”. E poi ho continuato quando sono giunta a Roma. Per 8 anni ho frequentato, insieme ad altre sorelle di diversi Istituti, il Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Ponte Galeria, dove si trovavano ragazze vittime di tratta che non possedevano un regolare permesso di soggiorno. Entravano in questo Centro in attesa di identificazione, con due possibilità: o rientro al Paese di origine o rilascio sul territorio italiano.
Ho conosciuto tante di queste ragazze/donne: africane, asiatiche, latinoamericane, dell’Europa dell’est.

Qualche giorno fa abbiamo celebrato la Festa dei Santi e dei Defunti. Questo mi ricorda l’esperienza vissuta con Issi, una ragazza nigeriana, deceduta a Roma in un ospedale cittadino. Era arrivata al pronto soccorso, dopo una chiamata anonima, in fin di vita. Per emorragia cerebrale, diceva il referto medico.

La storia di Issi, ragazza nigeriana vittima di tratta

Issi aveva 36 anni ed era nigeriana. Aveva trascorso diversi anni sulle nostre strade. Poi ha fatto un cammino di recupero in una casa famiglia in Sardegna, cercando di riprendere in mano la sua vita. Ma un giorno era scomparsa dalla casa famiglia e alla fine, dopo due anni, la ritrovammo a Roma in una bara. Era il 25 ottobre 2011.

Ci vollero settimane intense di ricerca per riuscire a rintracciare la sua famiglia in Nigeria e finalmente, dopo due mesi, trovarono l’anziana mamma, che diede il suo permesso per la sepoltura della salma della figlia Issi Benon. Di lei non abbiamo neanche una fotografia, solo un nome e ora un Volto presso il Padre celeste.

Due mesi dopo – era il 15 dicembre – la parrocchia dell’Antonianum accolse il funerale di questa nostra sorella. Ricordo la bara chiusa e un piccolo gruppo di persone: sette suore e due sacerdoti. Pregano e affidano Issi alla misericordia del Signore. Mentre prego e guardo in silenzio la bara, su cui poggiano un crocifisso e due fiori bianchi, penso a come lei poteva essere. Ai suoi sogni infranti, al dolore vissuto, alle lacrime versate, agli affetti stroncati.
L’omelia del sacerdote nigeriano, durante la Messa funebre, mi scuote dai miei pensieri.

“Dov’è la comunità nigeriana in questo momento?
Perché non è qui per piangere i suoi figli?
Vedo qui solo un gruppo di sette suore e due sacerdoti, in una grande chiesa deserta”

E poi la mia preghiera silenziosa continua.

Issi, ora che sei in cielo ti posso parlare, ti posso chiedere di intercedere dal Signore aiuto e protezione per le tante tue sorelle nigeriane che sono sulle nostre strade, che come te hanno provato il buio, il pungolo del dolore, lo sfruttamento cinico del maschio, la privazione di ogni affetto vero.

Issi, prega per noi, perché possiamo essere in tante ad aiutare le sorelle della tua terra, perché possiamo costruire con loro un nuovo futuro; un futuro all’insegna della libertà, della giustizia, della dignità umana ritrovata e conservata.

Issi, intercedi presso Maria, tua e nostra madre, un amore sconfinato per queste tue sorelle che ancora vivono in questa terribile schiavitù. Io so che tu ci sei, che mi senti, che preghi per noi.

Issi, grazie perché ho potuto essere presente a questo momento di “vita con te”, mentre deponiamo con rispetto il tuo corpo mortale in un loculo che la bontà della città che ti aveva accolto alcuni anni prima, ti ha offerto.

Issi carissima, ti vorrei dedicare questa poesia, scritta da una sorella che ha conosciuto, come te, il pane del dolore.

La sera in cui sola con la mia lampada
salirò su una barca senza remi … non piangete!
Accendete luci come nelle grandi feste!
La “Stella Polare” mi guiderà:
mi lascerò condurre con pieno abbandono…
Brilleranno gli astri per rallegrare quest’ultima traversata.
All’approdo il dolcissimo suono delle arpe mi accoglierà!
Al Re porgerò la mia lampada
e il Suo amplesso divino
cancellerà il ricordo dell’esilio
.

* Sr. Maria Rosa Venturelli, missionaria comboniana. Ha lavorato per 12 anni in Zaire (attuale Repubblica Democratica del Congo) e 10 anni in Polonia. Autrice di Terra e Missione

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