Giappone. Un buon samaritano a Miyazaki

Nella missione di Miyazaki, in Giappone, le missionarie di Maria-Saveriane aiutano i ragazzi a vivere una fraternità che crea le basi di una civiltà della prossimità, senza pregiudizi e barriere

di Sanchez Perez Maria Refugio

A Miyazaki le missionarie di Maria-Saveriane accompagnano un gruppo di ragazzi delle medie e del liceo e li seguono anche nella preparazione ai sacramenti. «Uno di loro, proprio nel giorno della Cresima – raccontano le missionarie -, ci ha letto il suo proposito per il futuro. Diceva così: “Voglio vivere da cristiano in questa società”. Agli incontri mensili arrivava direttamente dopo la scuola, molte volte in ritardo ma felice di potersi incontrare con il gruppo».

«Di recente – raccontano ancora le sorelle dal Giappone – abbiamo avuto prova che questo giovane ha dato una testimonianza di vita autenticamente cristiana:

Un giorno, mentre stava tornando a casa, vide un uomo accasciato a terra, pallido in volto. Il giovane gli si avvicinò, chiedendo come si sentisse. L’uomo rispose di stare bene e così il ragazzo riprese il suo cammino. Dopo pochi metri, a causa del semaforo rosso, si fermò e, voltandosi indietro, vide di nuovo quell’uomo. Notò che stava male. Così decise di tornare indietro, si mise a parlare con lui, gli porse da bere dell’acqua e poi se lo caricò sulle spalle per portarlo al riparo. A quel punto, anche il commesso del negozio vicino uscì in strada per aiutare quel signore. Disse al ragazzo di stare tranquillo, poi gli chiese il suo nome e il nome della scuola, assicurandogli che si sarebbe occupato lui di tutto. E il ragazzo tornò a casa rasserenato.

Il giorno dopo dal negozio telefonarono alla scuola per riferire quello che questo giovane aveva fatto per l’uomo che stava male. Il professore che ricevette la telefonata riferì a tutta la classe l’episodio. E così il bene fatto diede coraggio e speranza agli altri ragazzi, e non solo a loro. Senza contare che anche il commesso del negozio si era comportato pure lui da buon Samaritano».

Crediti foto: Fiers/Collezione Essentials/Getty Images

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