Beati i poveri. Commento al Vangelo della domenica

“Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio”. È una bella notizia, la chiamata ad essere felici, non secondo le logiche del mondo, ma secondo la logica di Gesù. Commento al Vangelo di domenica 13 febbraio a cura di p. Antonio D’Agostino, mccj*

Dal Vangelo secondo Luca (6,17.20-26)

In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne.
Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:

«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.

Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.

Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

Effatà. il Vangelo diventa podcast

Commento al Vangelo della domenica

Dopo aver scelto i 12 apostoli lì sul monte, Gesù discende insieme a loro in un luogo pianeggiante, dove nel frattempo si è radunata tantissima gente, ebrei e gentili venuti da ogni dove, per ascoltare la sua parola di vita ed essere guariti da ogni tipo di schiavitù, sia fisica che spirituale. Gesù, a questo punto della sua vita, ha più di 30 anni, conosce molto bene le condizioni disumane in cui versa la sua gente ed è deciso a dedicare tutta la sua vita per il bene di quanti accorrono a lui.

Egli sa anche che il sogno del Padre per una nuova umanità deve essere condiviso, che ha bisogno di amici, compagni di viaggio, che hanno compreso il vero scopo della vita e sono pronti a seguirlo, proprio come i 12 apostoli. Ed è proprio a loro che Gesù si rivolge; stando in mezzo a una moltitudine di gente e alzando gli occhi verso i suoi discepoli, che hanno lasciato tutto e ora vivono con lui, Gesù rivela loro il cammino verso la vera felicità: le Beatitudini.

È una scena bellissima, un invito da parte di Gesù a chi desidera seguirlo – allora come oggi – a immergersi nel quotidiano di tantissime persone che vivono in condizioni subumane, ascoltare il loro grido di dolore per essere trattati come ‘scarto umano’, e finalmente scegliere da che parte stare.

Gesù ha già deciso, vive e insegna a vivere in modo nuovo e provocatorio; la sua vita è plasmata da altissimi valori: la compassione, la difesa degli ultimi, l’accoglienza incondizionata e la promozione della dignità di ogni essere umano. Ecco il contesto nel quale si inseriscono le parole di Gesù: “Beati voi, poveri… voi, che ora avete fame… voi, che ora piangete, che sarete insultati e disprezzati… vostro è il Regno di Dio”.

Questa è la bella notizia, la chiamata ad essere felici, non secondo le logiche del mondo, ma secondo la logica di Gesù; per Gesù siamo felici quando siamo pronti a dare piuttosto che ricevere, a servire piuttosto che dominare, a condividere piuttosto che accumulare.

Beati quindi coloro che sanno essere poveri e condividere ciò che hanno con quanti sono stati defraudati e giacciono nella miseria, e che tristezza, invece, accorgersi che ci sono altri che si preoccupano solo di difendere le proprie ricchezze e i loro interessi, che alzano muri per tenere lontano gli impoveriti di questo mondo, che vivono nei loro luoghi lussuosi per non sentire il grido di dolore dei crocifissi della terra, ieri come oggi.

Oggi, tra i tanti che hanno accettato di fare proprio il sogno di Gesù c’è anche e soprattutto Papa Francesco che, attraverso la sua enciclica ‘La Gioia del Vangelo’, invita tutto il mondo a costruire un sistema economico-sociale dove le vittime dell’accumulo siano sempre di meno, anzi dove esse non ci siano più, e dare vita a un mondo più dignitoso e felice.

I cristiani e tutti gli uomini e donne di volontà, coloro che hanno a cuore il bene di tutti e vivono la fratellanza universale, sappiano pertanto che, per Gesù, quelli che la società emargina, occupano un posto privilegiato nel cuore dell’Abba; quelli che non hanno nessuno che li difenda hanno lui come Padre e che la vera felicità sta nel fare causa comune con i più deboli della Terra, là dove l’Abba ha piantato la sua tenda!

Padre Antonio D'Agostino, missionario comboniano

* P. Antonio D’Agostino è missionario comboniano, attualmente in Italia e impegnato nella Pastorale Giovanile a Padova. Come esperienze di missione all’estero, ha vissuto 10 anni in Africa, tra Uganda e Kenya, e 14 in Ecuador, dove ho anche conseguito la laurea in antropologia.

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