Sarà santo Giovanni Battista Scalabrini, icona dell’impegno missionario ai migranti

Via libera di Papa Francesco alla canonizzazione del beato Giovanni Battista Scalabrini, fondatore dei Missionari di San Carlo e delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo.

di Redazione

Accogliendo il parere dei cardinali riuniti in assemblea il 17 maggio, il Santo Padre ha decretato che il beato Giovanni Battista Scalabrini sarà venerato come santo. La data della cerimonia di canonizzazione verrà decisa dal Concistoro, che sarà convocato da Papa Francesco in data da stabilirsi.

«Conosciamo quanto i migranti, i rifugiati, i marittimi e tutte le persone coinvolte nella mobilità umana stiano a cuore al Santo Padre – ha commentato la famiglia Scalabriniana nella lettera inviata alle comunità -. Molte volte egli ha additato alla Chiesa e alla società il dovere di accoglierli, proteggerli, promuovere le loro condizioni di vita e valorizzare il loro contributo alla convivenza comune».

Nel testo la famiglia Scalabriniana ha ringraziato il Santo Padre “per questo dono” e nel gioire che il Fondatore sia riconosciuto come modello da imitare ha invitato fratelli e sorelle a sentirsi “ancora più responsabilizzati nel tenere vivo il carisma che egli ha trasmesso e nel dedicarsi al servizio della fraternità, dove le persone non siano cacciate dalla violenza e dalla guerra, non siano scartate perché ridondanti al sistema, ma apprezzate e valorizzate nella loro unicità e diversità”.

Chi è il Beato Giovanni Scalabrini

Nasce a Fino Mornasco (Como) l’8 luglio 1839 da Luigi e Colomba Scalabrini, terzo di otto figli. Il padre gestiva in paese un modesto negozio di vini. Frequenta le scuole elementari nel paese natale e poi il ginnasio al liceo Volta di Como. È papà Luigi che lo accompagna sulla porta del seminario comasco di s. Abbondio, nell’ottobre del 1857: i compagni e gli insegnanti ne parlano come di un alunno modello, versatile, generoso, particolarmente incline alle scienze e allo studio delle lingue straniere.

Viene ordinato sacerdote il 30 maggio del 1863, grazie ad una speciale dispensa a causa della sua giovane età. Dopo poche settimane viene nominato vicerettore del seminario e insegnante di storia e di greco. Alterna questa attività educativa con opere di carità e di servizio ai più deboli: ricordiamo ad esempio le cure che presta nell’estate nel 1867 ai malati di colera a Portichetto, località vicina a Fino Mornasco. Nell’ottobre dello stesso anno viene nominato rettore dello stesso seminario, carica, questa, che manterrà fino al 1870.

Risalgono proprio a questi anni alcune amicizie importanti che hanno segnato la vita dello Scalabrini, come quella con il beato Guanella (anch’egli dedito alla cura dei migranti), lo scienziato Serafino Balestra (l’Apostolo dei sordomuti) e lo scienziato-scrittore Antonio Stoppani. È del 1868 anche lo stretto rapporto con il vescovo Geremia Bonomelli, allora prevosto a Lovere.

Le prime opere per la cura di bambini e malati

Il 12 maggio del 1870 Scalabrini viene nominato priore della parrocchia di s. Bartolomeo: pare che l’allontanamento dal seminario sia dovuto alla divergenza tra Intransigenti e Transigenti che allora agitava la Chiesa. Scalabrini non era ben visto soprattutto dai sacerdoti più anziani che lo avevano accusato di ambizione personale. In questi anni fonda numerose opere, tra cui un asilo, un oratorio e l’Opera di S. Vincenzo per la cura di bambini e malati.

Foto di Giovanni Battista Scalabrini  al porto

Inoltre scrive un Piccolo Catechismo, che viene dato alle stampe nel 1875: è ritenuta un’opera rivoluzionaria nella storia della catechesi in Italia. Nel 1872 nella cattedrale di Como tiene anche undici conferenze sul Concilio Vaticano I, poi pubblicate in diverse edizioni e tradotte in francese e in tedesco.

Altro interesse che lo Scalabrini approfondirà poi negli anni di episcopato è quello per il mondo del lavoro. Fonda la prima Società di Mutuo Soccorso e nel 1899 scrive un opuscolo su Il Socialismo e l’Azione del Clero, in cui descrive tutti i drammi di quei tempi.

Il vescovo Giovanni Battista Scalabrini

Il 13 dicembre 1875 riceve la nomina a vescovo di Piacenza: pare che a segnalare il nome di Scalabrini a papa Pio IX ci siano state numerose persone, tra cui s. Giovanni Bosco e l’allora vescovo di Pavia, monsignor L.M.Parocchi. La consacrazione avviene il 30 gennaio dell’anno seguente, nelle mani del cardinale Alessandro Franchi, nella cappella del collegio di Propaganda fide. L’ingresso ufficiale nella diocesi piacentina avviene il 13 febbraio. Sul suo pastorale sta scritto: “Charitatis potestas“, monito che animerà tutta la sua azione pastorale.

Mons. Giovanni Battista Scalabrini (1839-1905) esercitò per quasi trent’anni il suo ministero episcopale a Piacenza durante un periodo di profonde trasformazioni sociali, politiche ed economiche che toccavano l’Italia e l’Europa. Un sintomo di tali cambiamenti furono i sessanta milioni di emigrati che tra il 1815, fine delle guerre napoleoniche, e il 1930, non molto dopo la Prima Guerra Mondiale, lasciarono i Paesi europei per destinazioni lontane in altri continenti.

Del clero della diocesi di Como, Mons. Scalabrini fu professore e rettore del seminario e poi come parroco si distinse per l’azione pastorale e sociale e i suoi scritti catechetici e apologetici che indussero S. Giovanni Bosco a presentarlo a Pio IX come un candidato all’episcopato. Vescovo di Piacenza dal 1876, intraprese una vasta opera riformatrice che si estese alla formazione spirituale e culturale del clero, la catechesi, l’organizzazione e la legislazione diocesana.

Portò a termine cinque visite pastorali alle 365 parrocchie della diocesi. Fu durante la prima di queste visite pastorali, nel 1876-1877, che scoprì che l’11% dei suoi fedeli erano emigrati all’estero.

Foto di Giovanni Battista Scalabrini  a cavallo

L’attenzione ai migranti

Dopo l’incontro con un gruppo di migranti alla stazione ferroviaria di Milano si rende conto della vastità del problema e si adopera perché lo Stato imposti una vera politica migratoria e la Chiesa una pastorale specifica. Nel 1889 fonda la società S. Raffaele, un’aggregazione laicale missionaria con il compito di assistere i migranti soprattutto nell’emergenza. Lo Scalabrini stesso si fa missionario, visitando le Americhe a più riprese, fino a quando le precarie condizioni di salute glielo permettono.

Nel 1887 fonda la congregazione dei Missionari di san Carlo Borromeo (Scalabriniani), dediti all’assistenza, soprattutto spirituale, anche se non solo, dei migranti. Attualmente i religiosi sono oltre 700 distribuiti in circa 260 sedi in 26 nazioni di 5 continenti.

Nel 1895 è la volta delle Missionarie Scalabriniane, di cui sono cofondatori padre Giuseppe e madre Assunta Marchetti. Oggi le suore sono più di 800 e operano in 148 comunità in 20 nazioni del mondo.

Scalabrini, una vita attenta alle problematiche sociali

Convinto che la Chiesa deve abbracciare con la sua azione anche la trasformazione della società, Mons. Scalabrini, oltre le sue attività più conosciute per i migranti, promosse una serie sorprendente di opere sociali: l’opera di protezione per le mondariso (1903), l’istituto per le sordomute (1879), l’assistenza per i terremotati (1883, 1887).

Si occupò dei carcerati, dei poveri, dei malati. Usò con efficacia la stampa dando interviste e scrivendo opuscoli sul tema delle migrazioni, ma anche su altri temi scottanti come la politica del tempo, che ebbero larga risonanza. L’opuscolo Intransigenti e Transigenti, pubblicato anonimo nel 1885 per volontà di Leone XIII, ebbe un’eco straordinaria. Propugnava la libertà di opinione e di studio, l’autonomia legittima delle Chiese locali, il ruolo del vescovo come mediatore tra il Papa e i fedeli, e soprattutto la necessità della conciliazione fra Chiesa e Stato, da prepararsi gradualmente con la partecipazione dei cattolici alle elezioni politiche. Le sue convinzioni, sostenute con lealtà e fermezza di fronte al Papa, non offuscarono la sincerità dell’obbedienza: la pratica di questa, come delle altre virtù, specialmente della carità, è il fondamento del “concetto di santità”, in cui morì, il 1° giugno 1905 a Piacenza.

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