Abitati dallo Spirito. Commento al Vangelo nella solennità di Pentecoste

Nel giorno di Pentecoste contempliamo il dono dello Spirito Santo alla Chiesa. Commento al Vangelo a cura di Teresina Caffi*, missionaria Saveriana e biblista.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,15-16.23-26)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
15Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. […] 23Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. 25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Commento al Vangelo

Le parole del Vangelo di oggi esprimono il frutto in noi della Pentecoste. Esse hanno incantato mistici e mistiche che hanno fatto nella fede l’esperienza di questa inabitazione ed hanno cercato di esprimere che cosa significhi essere dimora del Padre e del Figlio, nello Spirito Santo.

Eppure, esprimerlo non è la cosa principale e forse neppure esserne coscienti: la condizione per diventare dimora è, testimonia Giovanni, osservare la parola di Gesù. È così che fra i Piccoli della terra si incontrano persone che esprimono senza saperla dire questa inabitazione. Per la loro saggezza, per la loro risposta evangelica a ogni situazione, per l’immediatezza con giungono a pensare, dire, fare bene, per la naturale certezza con cui guardano alla vita eterna, per la gioia umanamente immotivata che illumina le loro vite.
Noi, ancora arretrati viandanti, guardiamo a loro come a persone emerse dalla grande lotta, come a capolavori dello Spirito. Noi siamo ancora alle prese con le altalene degli umori, i conflitti dei sentimenti opposti, le reticenze a fare il bene, i rancori mai totalmente vinti e quell’eccesso di cura di noi che lascia ai margini coloro per la cura dei quali siamo stati fatti.

Non possiamo sperare in un sentimento occasionale che ci dia una percezione di essere dimora del Padre e del Figlio: se anche ci fosse, passerebbe come la rugiada del mattino. Dobbiamo metterci in fila come i Poveri, nella fedeltà quotidiana alla Parola, nella fiducia sempre rinnovata, nella sobrietà come stile di vita, nell’uscita costante da noi e allora ci basterà credere di essere abitati dai Tre e così sarà, al di là di ogni sentire.

C’è un guazzabuglio del cuore in cui fare ordine. C’è una pausa da prendere, per prenderci in mano e rimetterci con la totalità che ci è possibile nelle mani di Dio. Ci è richiesta una dissociazione dalla mentalità carnale, non quella che sa di questo magnifico pianeta in cui e con cui camminiamo ma quella che ne ignora l’anima e s’attacca all’esteriore.

Diceva Bonhoeffer: “Se parti alla ricerca della verità, impara soprattutto la disciplina dei sensi e dell’anima, affinché i desideri e le tue membra non ti portino ora qui ora là. Casti siano il tuo spirito e il tuo corpo, a te pienamente sottomessi e ubbidienti, nel cercare la meta che è loro assegnata. Nessuno apprende il segreto della libertà, se non attraverso la disciplina” (Resistenza e resa, p. 448).

Tutto questo è al contempo impegno e grazia. Dare una mano a Dio per preparargli la stanza. Almeno sommariamente ordinata, e lui andrà completando.

Discorso intimistico? No, sommamente politico. Ci fosse un po’ di discernimento dei sentimenti in quanti aspettano solo la vittoria nella guerra, ci fosse un po’ di verità in sé stessi e di sguardo lucido sul proprio agire personale e collettivo in quanti pensano che solo la radicale sconfitta dell’altro aprirà la porta ad un futuro pacifico. Sapessero dare il nome vero a questo sogno: lo potrebbero allora chiamare arroganza.

suor Teresina Caffi, missionaria di Maria - Saveriana

* Missionaria saveriana, Teresina Caffi è nata nel 1950 a Pradalunga (BG), entra ventunenne fra le missionarie di Maria – Saveriane, a Parma. Licenziata alla Gregoriana in teologia biblica, ha svolto la sua missione prima in Burundi e poi nella Repubblica Democratica del Congo, dove si reca sei mesi l’anno per corsi.

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