Corpus Domini, eucaristia e missione

«Voi stessi date loro da mangiare» (Lc 9,13). È la vita stessa che si fa nutrimento, dono. In occasione della solennità del Corpus Domini, proponiamo la testimonianza di fra Adolfo Marmorino, missionario per 11 anni nel Congo Brazzaville, a servizio dei ragazzi di strada del Centro di accoglienza “P. Angelo Redaelli”.

di Fra Giuliano Santoro ofm*

Questa domenica la Chiesa cattolica celebra la Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, in cui mettiamo al centro del nostro annuncio il mistero dell’Eucarestia: il pane e il vino, nella loro semplicità, diventano Corpo e Sangue, diventano persona, presenza di Gesù, il Signore risorto. Le letture della liturgia illuminano questo mistero: il Vangelo secondo Luca (9,11-17), in modo particolare, mette a fuoco un’esperienza fondamentale della vita umana, quella della fame. Gesù si preoccupa di chi ha fame: non si tratta solo di uno stomaco vuoto, ma di un bisogno molto più profondo, della mancanza fondamentale di ogni persona. Il Signore sazia questa mancanza rivelandosi come cibo di vita eterna, cioè come la speranza di chi è disperato, la gioia di chi è sprofondato nella tristezza, la strada giusta di chi si è perso nella boscaglia della vita. Gesù ci svela qualcosa della sua identità in queste parole.

C’è un’altra Parola che dobbiamo ascoltare, quella che Dio pronuncia nella Vita: abbiamo chiesto ad un missionario, fra Adolfo Marmorino, ora è formatore a Castellaneta (TA) dei professi temporanei della provincia dei Frati Minori di Lecce, dopo essere stato per undici anni in Congo Brazzaville come responsabile del Centro di Accoglienza per i ragazzi di strada “P. Angelo Redaelli”.

«Nella mia esperienza di missione ho avuto la possibilità di vivere l’eucaristia nella semplicità dei segni, ma anche nella loro forza. Quando celebro porto inevitabilmente il peso di una giornata che, per quanto tu voglia ridurre gli impegni, ti chiama in tutte le direzioni e può indebolirti perché sei in prima linea e il più delle volte sei con la tua comunità a costruire, a mettere le basi perché i nuovi cristiani possano poi continuare il loro cammino. Poi, nel mio percorso di vita e missione, mi sono spostato e sono andato ad annunciare e a pregare altrove la parola del Signore. Questa stanchezza, però, non è un limite ma una grazia: essa mi permette di comprendere più in profondità quel mistero d’amore e di donazione che sto celebrando e che ogni giorno mi chiede di attualizzare il mistero di quella vita donata nel pane e nel vino, quando il signore dice: “fate questo in memoria di me!”

Proprio nella stanchezza e nella delusione, nelle gioie e nelle sofferenze, nelle giornate in cui tutto è andato più o meno bene come in quelle in cui vorresti soltanto piangere o gridare – a volte anche mollare – puoi capire qual è il sentimento di Gesù di fronte all’ingratitudine di noi tutti, alla nostra indifferenza, alla nostra superficialità, anche a volte al nostro odio. Eppure egli è lì perché l’eucaristia è l’unica occasione per noi per essere salvati. Siamo salvati nella sua morte e Risurrezione. Così la vita donata di un missionario diventa ogni giorno un’occasione per chi magari verrà a saziarsi di cibo, di soccorso, di prossimità, di compagnia, di servizio, di parola e poi magari sarà la persona che ti mostrerà le sue pericolose ferite per fare, infine, l’esperienza di un amore gratuito e libero che poi l’essenza stessa della vita eterna».

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fr Giuliano Santoro OFM

* Fra Giuliano Santoro è un Frate Minore, attualmente in formazione presso il Convento di Castellaneta (TA). Ha vissuto alcune esperienze di missione in Albania. Svolge attività di animazione missionaria.

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