“Una sola casa”: la campagna solidale dei missionari scalabriniani in tempo di Coronavirus

di Anna Moccia

Una raccolta fondi per interventi urgenti e di sviluppo e poter rispondere al grido di aiuto delle famiglie più fragili e dei senzatetto, principalmente migranti, che ora si trovano in serie difficoltà a causa delle criticità generate dall’emergenza coronavirus. È questa l’idea alla base della nuova campagna #unasolacasa, lanciata dai missionari Scalabriniani di Europa ed Africa, attraverso il braccio operativo dell’Agenzia Scalabriniana per la cooperazione allo sviluppo, per portare avanti la missione solidale nei confronti di chi ha bisogno di sostegno e fronteggiare l’importante aumento delle richieste di aiuto. A raccontare l’iniziativa al nostro blog è padre Gaetano Saracino, che di questa campagna è il portavoce.

«Il titolo deriva da fatto che, come scalabriniani, siamo inviati a “essere casa” per tutti, soprattutto per chi una casa non ce l’ha – racconta il missionario -. Lavoriamo spesso con i migranti, persone che vivono in un Paese dove non sono nati, e la loro prima esigenza, ancor prima dell’accompagnamento pastorale e missionario, è proprio quella di avere un tetto sulla propria testa ma soprattutto di sentirsi accolti. Dopotutto, come ha ci ha ricordato Papa Francesco nella preghiera di venerdì 27 marzo in piazza San Pietro, siamo tutti sulla stessa barca, da soli affondiamo. Per questo, seguendo l’invito del Santo Padre, anche in vista della prossima Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato del 27 settembre, che sarà dedicata proprio agli sfollati interni, vogliamo dare il nostro contributo alla costruzione di una sola casa, in cui tutti possano sentirsi accolti».

«La campagna coinvolge diversi Paesi dove abbiamo già avviato dei progetti – spiega padre Gaetano Saracino – ma che con la pandemia hanno visto aumentare esponenzialmente i bisogni e le necessità. A Roma, in realtà come Casa Scalabrini 634, attualmente ospitiamo circa 40 persone che hanno ottenuto lo status di rifugiato. Non ci limitiamo all’accoglienza ma prevediamo anche dei percorsi di autonomia e di inserimento nel mondo lavorativo, un passaggio che purtroppo oggi offrono in pochi. Sempre a Roma, la mensa della parrocchia del Santissimo Redentore a Val Melaina, ha visto quasi raddoppiare il numero degli ospiti – inizialmente circa 100 persone al giorno – e si è dovuto provvedere a modalità diverse di servizio. Siamo anche a Parigi, nella chiesa di Saint Bernard de la Chapelle, con un servizio di assistenza e accoglienza a favore dei poveri, per lo più stranieri e musulmani, che continua ancora adesso, soprattutto nelle modalità di accoglienza notturna per le persone sfollate che vivono in strada. E poi c’è la realtà di Amora, a sud di Lisbona, dove per la crisi sociale sono raddoppiate le esigenze di accoglienza, cibo e di vestiamo: sono più di 1.000 le persone che vengono assistite lì ogni giorno».

In quasi tutti i progetti c’è la partecipazione attiva di altre associazioni e istituzioni, come il Centro Astalli e le Conferenze Vincenziane, ma anche di diverse fedi religiose, come nel caso della chiesa parigina di Saint-Bernard de la Chapelle, situata in uno dei quartieri più multietnici, nell’ottica di intraprendere un cammino volto a rendere il pianeta un vero “ecumene”, mondo abitabile e una sola casa comune per tutti e tutte.

Per sostenere il progetto: www.ascsonlus.org/una-sola-casa

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