Chiamate ad essere presenza orante nel cuore di Roma

In occasione della Giornata Pro Orantibus, dedicata alla vita contemplativa, ci avviciniamo al monastero di Santa Chiara in Roma dove due sorelle gemelle, unite da un legame di sangue e dalla stessa vocazione, ci raccontano la loro storia. Suor Claudia Luce e Suor Maria Felice sono monache dal 2015 e inizialmente hanno scelto di entrare in due monasteri diversi: Suor Claudia Luce nel monastero di Roma, dove attualmente risiedono, e Suor Maria Felice nel monastero di Ferentino che, dopo tre anni dal suo arrivo, è stato chiuso portando entrambe a vivere e condividere la vocazione nella stessa comunità.

di Vittoria Terenzi

Suor Claudia Luce, come è nata la vostra vocazione?

Tutto è iniziato da quando eravamo bambine. Siamo nate e cresciute in una famiglia cristiana, cattolica praticante, in un piccolo paesino di campagna della provincia di Frosinone. Il nostro era un quartiere pieno di bambini, spendevamo molta parte delle nostre giornate all’aperto, a giocare nei campi, con le biciclette. Poi la nostra nonna ci portava al rosario nel mese di maggio. È proprio durante la preghiera del rosario che entrambe abbiamo sentito il desiderio di diventare suore. Mi ricordo che da bambine tutte e due dicevamo questa cosa, che da grandi saremmo state suore.

Ci aveva molto colpito vedere il film di Fatima, soprattutto la scena in cui la Vergine Maria mostrava ai pastorelli l’inferno e diceva loro che tante anime si perdono e vanno all’inferno perché non c’è nessuno che preghi e si sacrifichi per loro. Così, insieme ai tanti giochi che facevamo, perché eravamo bambine normali, pregavamo anche tanto per la salvezza delle anime.

Cosa succede, poi, durante gli anni delle scuole superiori?

Da adolescenti ci siamo allontanate dalla Chiesa. Finito il liceo, ci siamo trasferite a Roma per frequentare l’università. Qui, oltre agli studi, abbiamo continuato a seguire la passione del calcio – tifavamo per la Lazio – e ci siamo fidanzate entrambe. Poi nel 2010 c’è stata di nuovo una conversione.

Suor Maria Felice, nell’estate del 2010, casualmente ha iniziato a leggere il diario di Santa Faustina Kowalska, con il quale ha riscoperto la fede e un desiderio profondo di relazionarsi con Gesù come faceva quando era bambina.

Invece per me, Suor Claudia Luce, la conversione è venuta qualche mese più tardi, attraverso una confessione. Era tanto tempo che non mi confessavo. Era una domenica pomeriggio, andai a confessarmi e tornai a casa con il desiderio di vivere seriamente la mia vita cristiana e di battezzata.

I nostri ragazzi erano rimasti un po’ perplessi, perché ci avevano conosciuto in un modo e all’improvviso ci hanno visto diverse. Dopo qualche mese siamo andate per la prima volta a Medjugorje e da lì sono nate tante grazie, perché abbiamo iniziato a fare tanti pellegrinaggi e anche volontariato proprio a Medjugorje. Durante questi pellegrinaggi entrambe abbiamo cominciato a sentire quel desiderio che avevamo da bambine, cioè di donare la vita a Gesù nella vita consacrata. Inizialmente abbiamo pensato che forse ci stavamo sbagliando, anche perché eravamo fidanzate e non era facile cambiare la nostra situazione.

Grazie al percorso dei Dieci Comandamenti con don Fabio Rosini a Roma e al SOG, Servizio Orientamento Giovani, dei frati Francescani ad Assisi, entrambe abbiamo capito dov’era la nostra verità, dov’era la nostra felicità e la nostra pienezza, e quindi abbiamo lasciato i nostri fidanzati.

Inizialmente pensavamo che fosse per entrambe una vocazione alla vita attiva, ma poi Maria Felice durante un’adorazione, un pomeriggio, ha sentito il desiderio della vita contemplativa, cioè il desiderio di passare la vita davanti a Gesù per intercedere per il mondo.

Qualche settimana più tardi questo desiderio ha accolto anche me quando ho saputo che una ragazza che conoscevo di vista sarebbe entrata da lì a poche settimane in un monastero di clausura. Questa notizia ha messo anche a me davanti per la prima volta questa possibilità a cui non avevo mai pensato.

Cosa vuol dire per voi vivere in una comunità di vita contemplativa in una città spesso caotica e rumorosa come Roma?

Essere contemplative nella città di Roma significa non dimenticare nemmeno per un istante per chi abbiamo offerto la nostra vita.

Siamo entrate in monastero per offrire la nostra vita a Gesù, per stare intimamente unite a Lui, ma per intercedere per il mondo. Essere a Roma, sentire continuamente il traffico, il clacson delle macchine, le ambulanze che passano, significa che continuamente siamo riportate a questa realtà e a questa verità.

Soprattutto la mattina quando siamo in chiesa per la Messa, perché la nostra chiesa dà su una strada molto trafficata. Durante la Messa è l’ora in cui la gente va al lavoro e il pomeriggio durante i vespri è l’orario del ritorno dal lavoro, quindi sentiamo questo traffico e nella preghiera ricordiamo le persone che vivono in questa città.

A Roma ci sentiamo al centro della Chiesa e del mondo. Al centro della Chiesa, perché siamo vicinissime a San Pietro, al Vaticano e dalle finestre dell’ultimo piano del nostro monastero vediamo la cupola di San Pietro ed è molto bello, soprattutto la sera quando è tutto buio e la cupola è illuminata. La domenica seguiamo in diretta l’Angelus del Papa ed è bello pensare che il cielo che si vede nello schermo, quel pezzo di cielo è lo stesso pezzo di cielo che noi vediamo guardando fuori dalla finestra.

Riceviamo anche le sorelle consacrate che per diversi motivi passano a Roma e spesso sono ospiti da noi. Ci sentiamo parte della Chiesa e la nostra preghiera notturna, il mattutino, è offerto soprattutto per i sacerdoti, per la Chiesa e poi per le varie intenzioni che ci vengono affidate di volta in volta. Ma i sacerdoti sono la prima intenzione.

Vittoria Terenzi

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