“L’amuri è amuri, unn’è broru di ciceri” (l’amore è amore, non è brodo di ceci). Forse è un’immagine un po’ irriverente, ma ci piace parafrasare così le parole che aprono e chiudono il brano di oggi, tratte dal lungo discorso che l’evangelista Giovanni Evangelista affida a Gesù nel Cenacolo. L’amore, quando è autentico, si rende visibile: prende carne, diventa testimonianza concreta che si esprime in parole, gesti e scelte naturalmente generate dall’amore custodito nel cuore.
In questa domenica celebriamo anche tutte le mamme, segno quotidiano di un amore che si dona nel silenzio e nella fedeltà dei piccoli gesti.
Meditazione a cura di Sr Melania Gramuglia, Suore della Carità di Giovanna Antida Thouret
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,15-21)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Parola del Signore
Commento al Vangelo
Negli anni della missione palermitana, mi piaceva molto imparare espressioni dialettali, scoprire proverbi e modi di dire della tradizione siciliana: una sorta di incarnazione del linguaggio per farmi più prossima e sentire più prossime le persone che imparavo a conoscere e ad amare. È un patrimonio rimasto custodito in me e il Vangelo di oggi lo ha risvegliato, facendo tornare alla memoria del cuore un curioso proverbio che avevo sentito esclamare varie volte dal parroco e durante gli incontri con uno straordinario gruppo di donne con cui condividevamo tante proposte creative e gustosi banchetti!
«L’amuri è amuri, unn’è broru di ciciri», dicevano spesso con quel tono scherzoso che sa affermare semplici e grandi verità: «l’amore è amore, non è brodo di ceci», cioè l’amore è esperienza concreta, forte. Non un brodo senza sostanza, ma realtà effettiva, testimoniata dai fatti che sono lì a rivelarne consistenza e solidità.
«L’amuri è amuri, unn’è broru di ciceri»: forse sono un po’ irriverente, ma mi piace parafrasare così le parole che aprono e chiudono il brano di oggi, tratte dal lungo discorso che l’evangelista Giovanni affida a Gesù nel Cenacolo. Dopo aver lavato i piedi ai suoi, lasciando loro – prima coi fatti e poi con le parole – il comandamento più grande, Gesù consegna il suo testamento e prepara i discepoli al tempo post-pasquale.
«Qualora mi amiate, allora potrete osservare i miei comandamenti» (Gv 14,15): suona così – letteralmente – la frase iniziale, che non esprime l’imposizione di precetti da rispettare, ma indica la condizione e il terreno da cui nasce – quasi naturalmente – una vita obbediente al Vangelo: l’amore, quando c’è, si fa visibile, diventa carne, testimonianza consistente che fluisce in parole, gesti, scelte connaturali all’amore custodito interiormente. E poi conclude: «chi accoglie i miei comandamenti e li custodisce, questi mi ama» (Gv 14,21a). È un circolo virtuoso, nel quale i discepoli sono introdotti ed istruiti.
L’amore al Maestro si manifesta in modo consistente vivendo i suoi comandamenti e, al tempo stesso, la vita secondo i comandamenti fa crescere nell’amore. A poco a poco, nel discepolo si fa unità, si crea armonia tra mente, cuore e mani, tra interno ed esterno e la vita del Maestro diventa visibile IN quella del discepolo.
Questa, infatti, è l’altra buona notizia racchiusa in una semplice preposizione di cui è disseminato il Vangelo di oggi: «IN». Amare il Maestro e custodire i suoi comandamenti apre spazi interni di rivelazione e di comunione. È una conoscenza di Lui che si rivela interiormente. È una relazione che si stringe sempre di più, passando dalla presenza dello Spirito che fa riconoscere intimamente ciò che viene dal Padre ed è coerente all’incarnazione del Figlio.
Quante volte, nelle circostanze complesse del nostro mondo, sentiamo difficile vedere, riconoscere, comprendere e scegliere la Vita. Eppure la Parola ci rassicura: c’è una dimensione mistica donata a chiunque si faccia discepolo e scelga di stare costantemente nella relazione amorosa con il Figlio. Il messaggio del Vangelo è affidabile: a chiunque coltiva questo legame profondo – consistente e non liquido come un brodo di ceci – è dato lo Spirito.
E così, proprio per me, Gesù implora il Paraclito: presenza che mi sta accanto e manifesta «IN» me il Figlio, affinché io lo possa intimamente conoscere e amorevolmente seguire manifestando la sua stessa Vita anche in questo mondo. È davvero una buona notizia, stupendamente attuale, proprio in questo tempo in cui tutto sembra parlare di morte: «il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete». Per l’evangelista Giovanni il «mondo» è ciò che respinge consapevolmente la logica evangelica dell’amore rivelato dal Figlio. Nel «mondo», però, il Figlio continua a venire e a manifestarsi attraverso ogni discepolo che diventa trasparenza del Suo amore.
Il Suo amore, la Sua vita «IN» me: questo è il dono dello Spirito. Accoglierlo e lasciarlo vivere effettivamente «IN» me è la mia piccola grande missione nel «mondo»! «L’amuri è amuri, unn’è broru di ciceri»!