Nel dialogo con Nicodemo, Gesù affronta una delle domande più profonde dell’esistenza umana: come trovare una vita piena e autentica. La risposta passa attraverso la scoperta di un Dio che non giudica e non condanna, ma ama senza misura. L’amore diventa così la forza che dà senso alla vita, restituisce dignità alla persona e conduce alla vera salvezza.
Meditazione a cura di Enrica Bonino, Suore Ausiliatrici
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 3,16-18)
In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».
Commento al Vangelo
Il Vangelo è tratto dal dialogo di Gesù con Nicodemo. Nicodemo era un membro del Sinedrio, appassionato del mistero di Dio: riconosce in Gesù un maestro divino e di nascosto, di notte, va a parlare con Lui.
La notte non è solo una situazione fisica ma una condizione interiore. Gesù vuole farlo venire alla luce per fargli capire il grosso mistero della sua morte che è una morte per “far nascere”, non per morire e scomparire, far nascere l’umanità a una fede nuova.
Gesù allora ci presenta una questione essenziale per noi esseri umani, che è la seconda nascita, ovvero il problema fondamentale dell’uomo: come vivere, qual è la qualità di vita per vincere l’angoscia della morte che tutti abbiamo. È la proposta che Gesù fa a Nicodemo, e Nicodemo, che è un ricercatore sincero ma lo fa attraverso la legge e dunque non ha mai trovato come rinascere. E Gesù spiega come si “nasce dall’alto”.
Gesù lo ascolta, capisce che è un uomo in ricerca e nel dialogo gli svela il cuore del mistero dicendo che Dio ha amato così tanto l’umanità da mandare il suo Figlio nel mondo.
Noi siamo abituati a parlare tanto di amore e anche a svalutarlo, ma l’amore è il pane del quale l’uomo vive come uomo. Del resto si muore. Di egoismo, di odio, di violenza si muore. E uno può vivere solo se si sa amato dalla sorgente della sua vita. Ed è questo il peccato originale che abbiamo tutti. E Gesù è venuto proprio a toglierci questo peccato che è la cattiva immagine di Dio. Non poter cogliere e seguire colui che ci ricorda che siamo amati, ci genera non vita.
Ha mandato il Figlio perché prima di tutto gli sarebbe stato più facile venire Lui che mandare il Figlio; avrebbe preferito venire Lui; però il Figlio ci può insegnare una cosa che il Padre non ci può insegnare: il Figlio ci insegna ciò che siamo noi, figli. E ci insegna ad amare i fratelli come Lui che conosce l’amore del Padre. Gesù può venire verso di noi come fratello, perché si sa Figlio, si sa amato infinitamente e dice: questi sono i miei fratelli, sono amati come me, io vado da loro a testimoniare questo. Gesù è venuto a dare all’uomo la sua dignità unica, un valore assoluto.
Uno vale quanto è amato, quello è il suo prezzo. Noi valiamo la vita di Dio. Innanzitutto dice che Dio non ha mandato il Figlio per giudicare. Dio non vuole condannare nessuno, vuole salvare tutti. Se no, che Dio è?
Ci ha predestinato tutti al bene, alla felicità, perché siamo amati come figli. Dio ha uno stile che dovremmo imitare anche noi: Egli non può non rispettare la libertà degli uomini. Non vuole costringere l’uomo a fare ciò che vuole lui, non vuole costringere l’altro all’assenso. La fede non è la costrizione all’assenso con mezzi particolari. La fede è la fiducia che si dà all’amore.
Allora, la salvezza è il credere in Lui, cioè il credere nell’amore del Padre verso il Figlio che è lo stesso che ha verso di me. La salvezza dell’uomo è credere nell’amore. Se uno non crede nell’amore non può vivere. È il pane della vita quotidiana l’amore. Se non c’è questo c’è solo la morte e la tristezza. Quindi proprio credere all’amore è la salvezza.
La salvezza è credere all’amore del Padre verso il Figlio che è lo stesso amore che ha verso di me, verso ciascuno di noi. Questa fede forte è di fatto la liberazione dalla condanna che possiamo infliggerci gli uni gli altri ed anche la liberazione dal giudizio, perché siamo tutti figli di un unico Padre e il giudizio, il confronto è completamente fuori luogo: aspetto quanto mai attuale in questo periodo storico.
Enrica Bonino S.A.