Nella solennità del Corpus Domini, il Vangelo ci conduce al cuore dell’Eucaristia: Gesù si dona come Pane vivo, perché la sua vita diventi la nostra vita. In questo incontro profondo, Cristo dimora in noi e noi in Lui: una comunione reale, un abbraccio trasformante che ci unisce a Dio e ci rende capaci di diventare pane donato per i fratelli e le sorelle.
Meditazione a cura di sr. Maria Rosa Venturelli, missionaria Comboniana
Dal Vangelo secondo Giovanni 6, 51-58
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Commento al Vangelo
Il PANE della vita – il SANGUE dell’eternità
Gesù presenta se stesso come “il pane della vita”. L’unico, cioè, che può saziare completamente la fame di ogni uomo e ogni donna: fame di verità, di vita, di felicità; desiderio di Dio.
È l’unico in grado di comunicarci una vita che supera la barriera della morte, anzi una vita “eterna”, la vita che è propria di Dio stesso.
La condizione necessaria da parte nostra è “mangiare” questo pane, cioè accogliere nella fede la parola di Gesù e poi ricevere la Sua Persona nell’Eucaristia. A tale banchetto Gesù invita, riprendendo l’appello pressante della Sapienza: “Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho preparato” (Prov 9,1-6).
Gesù sottolinea con forte insistenza soprattutto l’aspetto di cibo che comunica la vita divina. Si tratta di un vero “mangiare” e di un vero “bere”. L’effetto è la vita divina che qui Gesù presenta come una vita attuale, reale, all’interno della persona che lo accoglie in sé.
“Un abbraccio trasformante”
Con altre parole, diciamo che tra il cibo e chi lo prende si attua un incontro “incarnato”.
Gesù afferma che mediante l’Eucaristia si compie una specie di “compenetrazione” reciproca fra Lui e il credente: “…dimora in me e io in lui”. Queste parole suggeriscono di vedere l’incontro eucaristico come un abbraccio intimo, come una “fusione”, con l’effetto che il fedele viene in qualche modo “trasformato” in Cristo. “Non soltanto ciascuno di noi riceve Cristo, ma anche Cristo riceve ciascuno di noi. Egli stringe la sua amicizia con noi”.
In senso più profondo, potremmo dire così: la più stretta unione personale e lo scambio reciproco fra Gesù e il fedele sono frutto del “mangiare” e cioè della vita divina che tale cibo comunica. Ora la vita divina è essenzialmente “comunione trinitaria”, secondo cui le Tre Persone sono reciproco dono di sé che le fa abitare l’una nell’altra, che è intima e infinita “compenetrazione” di Tre Persone distinte e unitissime. Nell’ultimo versetto poi Gesù riprende l’affermazione iniziale del brano. In tal modo riassume e conclude il suo intero discorso: “Chi mangia di questo pane vivrà in eterno”.
Comunità traboccante di GIOIA
Il culto comunitario, e in specie quello eucaristico, si compie in modo corale e in piena sintonia, “cantando e inneggiando al Signore con tutto il cuore”, mossi dallo Spirito Santo. È una comunità che, traboccante di entusiasmo, ringrazia Dio con giubilo (come Maria nel Magnificat) “per ogni cosa”. Ma il “rendere grazie continuamente a Dio nel nome del Signore nostro Gesù Cristo” è la lode e la gioia che caratterizzano la celebrazione
Rifletto e prego
- Davvero Gesù non poteva non usare parole più convincenti per motivare la nostra partecipazione all’Eucaristia.
- Riascoltando questo testo, proviamo a pensare a che cosa accade ogni volta che ci accostiamo alla Santa Comunione, e quali effetti produce nella nostra anima l’incontro con Gesù.
- Quale amante è così disponibile fino a “farsi mangiare”?
- Ma se Lo accolgo in me, come potrò non “farmi mangiare”, diventando anch’io PANE DONATO ai fratelli e alle sorelle, come figlio del Padre.
Buona domenica a tutti voi, condividendo il PANE e VINO “EUCARISTICO”