La consolazione e Maria: consolata e consolatrice

Il mese di giugno è dedicato, a Torino e in diversi luoghi del mondo, alla devozione della Madonna Consolata, patrona del capoluogo piemontese celebrata il 20 giugno di ogni anno. Maria ha varcato i confini geografici e, con i Missionari e le Missionarie, è diventata Madre di tante comunità e famiglie sparse nel mondo. 

Il significato di consolazione

Nel contesto della devozione mariana, “Consolazione” significa alleviare le sofferenze umane. Il consolare non è un semplice udire parole di conforto, è un atto di accoglienza, di presenza d’amore. La consolazione accarezza il cuore, si effonde in tutto l’essere. È luce che riscalda e ristora, pacifica. Chi consola sa sciogliere i cuori tesi e ansiosi. È una azione dolce e buona.

Portare consolazione non è solo dire parole, ma è azione discreta, vicinanza silenziosa. Sa calarsi in ogni dramma umano, nei problemi, nelle attese ansiose, nelle difficoltà e incertezze. È una forza e un dono dello Spirito per l’edificazione del Corpo di Cristo.

Dire consolazione è guardare a Maria, è fissare il nostro sguardo su Colei che della Consolazione è stata ricolmata dallo Spirito di Dio. Per questo è chiamata Consolata e Consolatrice.

Maria è consolata e consolatrice

Maria è chiamata Consolata perché ha sperimentato per prima la Consolazione di Dio, e Consolatrice perché trasmette questo conforto a chi è nell’afflizione e nel dolore. Approfondiamo il significato di questi titoli e il legame che li unisce.

Maria è considerata la prima discepola di Cristo perché ha condiviso, in pienezza, le sofferenze del Figlio ai piedi della Croce e ha sperimentato il dolore di accoglierlo morto nel suo grembo. È discepola perché la sua fede nella parola di Gesù l’ha sostenuta in quella terribile prova e la certezza nella sua risurrezione l’ha resa “Consolata”, e Donna dello Spirito. Maria non è la fonte della consolazione, ma la creatura che è stata interamente colmata dallo Spirito Santo e perciò “Consolata”, portando al mondo Gesù, Consolazione dell’umanità.

È Consolatrice perché comprende la sofferenza umana, la condivide e se ne fa carico. Per questo viene invocata come Madre compassionevole e potente interceditrice per l’umanità che soffre. È altresì modello del ministero di consolazione della Chiesa che è chiamata a consolare gli uomini in tutte le situazioni di difficoltà. Maria, che più di ogni altra creatura ha sperimentato di essere «consolata» da Dio, esercita incessantemente questo ministero di consolazione, attraverso la sua intercessione e la sua presenza nella vita dei poveri. In lei, pertanto, la Chiesa contempla l’immagine di sé stessa, nella sua vocazione di comunità consolatrice. 

La Madonna Consolata, patrona di Torino

La comprensione di questo legame poggia anche sulla radice linguistica e storica, del Santuario torinese della Consolata.

Il termine “Consolata” non nasce originariamente come un titolo teologico a sé stante, ma come una bellissima evoluzione linguistica popolare legata al territorio piemontese.

La Chiesa da sempre invoca Maria nelle litanie lauretane come Consolatrix afflictorum (Consolatrice degli afflitti). Nel corso dei secoli, i fedeli di Torino e del Piemonte iniziarono a contrarre e semplificare l’espressione latina nel dialettale “La Consolà”. Questa evoluzione linguistica ha spostato il focus grammaticale da attivo (Colei che consola) a passivo (Colei che è consolata), arricchendone enormemente il significato spirituale. Oggi il Santuario della Consolata a Torino custodisce questa duplice identità storica e spirituale.

Per San Giuseppe Allamano – rettore del Santuario della Consolata per 46 anni, e fondatore degli Istituti missionari che lei prendeono il nome – i Missionari e le Missionarie devono essere guidati dallo Spirito Santo per portare la consolazione di Dio ai popoli. Maria Consolata è il modello di questa docilità allo Spirito: lei riceve la Consolazione e la dona a tutti coloro che a lei si rivolgono.

Suor Renata Conti, missionaria della Consolata

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